Acquisti alimentari: occhio all’etichetta nutrizionale

7 ottobre, 2015 nessun commento


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shutterstock_166560749I consumatori americani stanno progressivamente aumentando gli acquisti di cibi preconfezionati a basso costo, sia dalla grande distribuzione o da grandi catene di magazzini e anche in piccoli negozi; ma spesso scelgono cibi con scarsi profili nutrizionali, secondo nuovo studio pubblicato sul Journal of Preventive Medicine.

Lo studio, condotto da ricercatori della University of North Carolina (Chapel Hill), ha stabilito che i consumatori stanno aumentando gli acquisti di cibi preconfezionati nelle catene di grandi magazzini, nella grande distribuzione o nei negozi di alimentari. Questi rivenditori, però, spesso offrono una selezione di alimenti che hanno profili nutrizionali scadenti: elevato contenuto di zuccheri, sodio e grassi saturi, insieme a un sostanziale aumento dell’apporto calorico.

Generalmente gli acquisti degli americani riguardano alimenti come snack salati, dolci a base di cereali, bevande a base di frutta e succhi di frutta, latte fresco e bevande analcoliche di vario tipo; notoriamente questi gruppi di alimenti e bevande sono le principali fonti di zuccheri aggiunti, grassi saturi e sodio.

Attraverso un metodo che utilizza la scansione dei codici a barre, presenti sulle confezioni, si è visto che i nutrienti erano direttamente collegati agli acquisti e che gli alimenti preconfezionati rappresentavano il 78% delle spese alimentari per famiglia. I dati raccolti hanno coperto 670.000 osservazioni per famiglia-anno. L’indagine ha campionato 52 aree metropolitane e 24 aree non metropolitane, ritenute rappresentative a livello nazionale.

I ricercatori hanno definito e calcolato quattro misure per evidenziare l’aspetto nutrizionale degli acquisti: densità caloriche e nutrienti in etichetta (zuccheri totali, grassi saturi e sodio); varietà e grammi di alimenti preconfezionati acquistati da ogni famiglia al giorno; percentuale di calorie presenti nel cibo e nella quantità di bevande acquistati in relazione al tipo di negozio (per ogni famiglia al giorno); numero assoluto di calorie e il volume di cibo e bevande .

Alla fine dell’osservazione, Barry M. Popkin, leader dello studio, (Department of Nutrition, Gillings School of Global Public Health), e i colleghi del Carolina Population Center (University of North Carolina at Chapel Hill) hanno sottolineato e concluso: “ Dai nostri dati si evidenzia che sia i negozi più piccoli che i grandi immagazzini o le catene di negozi alimentari, avevano venduto grandi quantità di cibi di scarsa qualità nutrizionale. Dunque, anche se molto è stato scritto sui cosiddetti “deserti alimentari”, cioè i quartieri disagiati, dove sono disponibili solo negozi più piccoli che vendono generalmente cibi di scarsa qualità nutrizionale; le bevande  e i cibi malsani sono invece onnipresenti e gli americani li stanno acquistando in tutto il mondo”.

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