Allergie alimentari? In futuro basterà un cerotto

2 maggio, 2017 nessun commento


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Come è ormai risaputo, oggi chi soffre di allergie alimentari si può ‘vaccinare’, o meglio ‘desensibilizzare’ con l’esposizione a quantità controllate dell’allergene: in pratica basta assumerlo per bocca a piccole dosi, sempre sotto controllo dello specialista. Ebbene dal concetto, nato peraltro in Italia, di ‘immunizzazione orale’ si potrebbe passare presto a quella cutanea, attraverso un cerottino da applicare sulla pelle. I risultati dei primi test su questo metodo sono stati presentati a Roma, al Congresso annuale della World Allergy Organization promosso dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Negli studi finora eseguiti, questi cerotti aumentano la tolleranza per arachide e per latte. Il trattamento, hanno spiegato gli esperti al congresso, viene ben tollerato senza reazioni allergiche sistemiche, ma in alcuni pazienti è stato osservato un aumento delle reazioni cutanee eczematose locali. Il cerotto sfrutta il fatto che la pelle ha una potente attività immunitaria, ma allo stesso tempo l’assenza di vascolarizzazione dell’organo in superficie riduce notevolmente il rischio di reazioni sistemiche. Il cerotto contiene una quantità controllata dell’allergene che stimola la risposta immunitaria, ‘abituando’ l’organismo al contatto. “Forse in un prossimo futuro vaccineremo i nostri bambini allergici con un cerottino sulla pelle – afferma Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù – Sempre più avanzate sono poi le immunoterapie specifiche per l’allergia alimentare, che si evolvono ad una integrazione con immunomodulatori naturali quali i probiotici per migliorare la loro efficacia”.

Proprio l’allergia al latte, uno delle due allergeni per cui si sta sperimentando il cerotto, è uno dei temi principali trattati dal congresso, che inizierà il lavoro per la revisione delle linee guida su questo problema. “L’allergia al latte è la prima a comparire nell’età infantile con una frequenza che varia tra lo 0.7 ed il 2.5% – spiega Fiocchi. “Questo significa che in Italia tra i 3.500 ed i 12.500 bambini l’anno sono allergici all’alimento cardine per la loro crescita. Le tappe per gestire l’allergia al latte sono tre: sospettarla, diagnosticarla, stabilire una dieta appropriata. E nel mondo tutto ciò non avviene nello stesso modo”.

Una raccomandazione degli esperti è che non ci si può affidare a metodiche alternative per la diagnosi: solo il dosaggio delle IgE specifiche, il test cutaneo e soprattutto il test da carico sono in grado di smascherare una allergia al latte. Un capitolo cercherà anche di razionalizzare il tema dei sostituti del latte da usare, che non sono tutti uguali. “Se in molte parti del mondo si usa prevalentemente il latte di soia per sostituto – spiega l’esperto – in Europa si usano di più gli idrolisati di latte, in Italia l’idrolisato di riso ed in Arabia il latte di cammella. Insomma, Paese che vai atteggiamento che trovi”.

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