Anoressia e bulimia: i ‘disordini’ stanno nel cervello

9 novembre, 2016 nessun commento


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anoressiaMolti credono, sbagliando, che l’anoressia e la bulimia siano semplicemente disturbi transitori, più che altro tipici delle ragazze, e basati sul rifiuto di certi cibi o sulla voracità per altri: una banale questione di gusto e gradimento del cibo. Ma le cose non sono così semplici. Come emerge, infatti, da una ricerca della University of Colorado School of Medicine pubblicata su Translational Psychiatrye, il problema è centrale ed è decisamente più complesso.

Lo studio
Gli studiosi hanno in pratica verificato che i normali modelli di stimolazione dell’appetito nel cervello sono effettivamente invertiti in coloro che hanno disturbi alimentari. Usando scansioni cerebrali, hanno esaminato come 26 donne sane e 26 con anoressia o bulimia nervosa hanno reagito alla degustazione di una soluzione zuccherina. Dai risultati è emerso che le partecipanti allo studio con disturbi alimentari avevano alterazioni diffuse nella struttura dei percorsi cerebrali che regolano il binomio gusto-ricompensa e la regolazione dell’appetito.

Le ragioni dei disturbi
Le alterazioni sono state trovate nella materia bianca, che coordina la comunicazione tra le diverse parti del cervello. Importanti differenze sono state trovate inoltre nel ruolo dell’ipotalamo: nelle donne sane le aree del cervello che guidano la ricerca del cibo hanno preso indicazioni dall’ipotalamo stesso, mentre in coloro che avevano disturbi alimentari i percorsi diretti all’ipotalamo erano più deboli e la direzione delle informazioni andava in senso opposto.

Le persone con anoressia o bulimia, quindi, riescono a superare il desiderio di mangiare, fino a ignorare lo stimolo della fame, e le ragioni di questo comportamento potrebbero essere proprio nel cervello. Una delle possibili spiegazioni risiede nell’ipotalamo, la regione del cervello che regola anche l’appetito guidando lo stimolo della fame, che può essere superato, quasi ‘sopraffatto’ da segnali che arrivano da altre aree del cervello. Perdendo sostanzialmente la ‘battaglia’, tutta interna, che guida la ricerca del cibo.

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