Anoressia: la causa è in un’area silenziosa del cervello

15 giugno, 2015 nessun commento


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shutterstock_272252933La paura del cibo, il conto ossessivo delle calorie, il chiodo fisso della bilancia: tutti quei pensieri distorti che incatenano la mente delle adolescenti anoressiche nascono da una regione ‘silenziosa’ del cervello in cui i neuroni sono più taciturni e faticano a comunicare fra loro. Lo ha scoperto un gruppo di ricerca italiano coordinato dallo psichiatra Santino Gaudio, che collabora con diversi centri di ricerca italiani ed europei. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, ”danno un importante contributo alla comprensione delle cause dell’anoressia nervosa – spiega Gaudio – e aprono la strada a nuove strategie terapeutiche per migliorare, fin dalle fasi precoci della malattia, la flessibilità del pensiero e l’elaborazione delle informazioni riguardanti il cibo e la forma corporea”.

Sedici adolescenti anoressiche, sedici adolescenti normali: è bastato confrontare il funzionamento del loro cervello a riposo per scoprire l’area ‘silenziosa’ che irrigidisce i pensieri incatenandoli all’ossessione della forma fisica e delle calorie.”Per il nostro studio abbiamo deciso di arruolare ragazze che si erano ammalate di anoressia da meno di sei mesi – precisa lo psichiatra – perché in queste fasi precoci la denutrizione non ha ancora intaccato il cervello e il volume della corteccia cerebrale non ha subito riduzioni”. Per monitorarne il funzionamento a riposo, i ricercatori hanno sfruttato due tecniche di diagnostica per immagini: la risonanza magnetica e la nuova metodica di analisi della connettività funzionale del cervello (Resting state functional connectivity). Dai risultati è emerso che le adolescenti anoressiche presentano una riduzione della funzionalità di una specifica area del cervello, nota come giro anteriore del cingolo, che è coinvolta nel controllo delle funzioni cognitive e nell’elaborazione delle emozioni.

”Questa alterazione – afferma Gaudio – potrebbe spiegare perché le pazienti hanno una ridotta flessibilità cognitiva, con pensieri e preoccupazioni continui sulla forma del proprio corpo e sul cibo, anche quando sono sottopeso o addirittura in uno stato di denutrizione. In futuro potremmo usarla come marcatore per riconoscere precocemente la malattia”. La scoperta conferma ancora una volta che dietro l’anoressia si possono celare alterazioni strutturali e funzionali del cervello. Studi precedenti, condotti anche dal gruppo di Santino Gaudio, hanno dimostrato alterazioni delle regioni cerebrali coinvolte nella percezione del corpo e del suo orientamento nello spazio attraverso la vista e il tatto.

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