Appetito fuori controllo? Tutta colpa dei neuroni

6 luglio, 2018 nessun commento


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Continuereste a mangiare senza sapere il perché e soprattutto avendo già mangiato in abbondanza? Una spiegazione c’è e risiede in un gruppo di neuroni scoperti nei topi in grado di regolare la fame e che potrebbero giocare un ruolo fondamentale anche nei disturbi alimentari come l’anoressia. A rivelarlo è una ricerca, pubblicata su Science, dal gruppo di ricerca di Yu Fu, dell’Agenzia governativa per la Scienza, la Tecnologia e la Ricerca di Singapore (Astar).

La ricerca
I neuroni che pilotano la fame si trovano in una regione enigmatica del cervello: il nucleo tuberale laterale dell’ipotalamo. La conoscenza di questa regione è molto scarsa, sebbene sia da tempo al centro di numerose ricerche: il suo danneggiamento in alcune malattie neurologiche, come l’Alzheimer e la Corea di Huntington, determina infatti un marcato calo dell’appetito dei pazienti, che finiscono per perdere peso molto rapidamente.

Per comprendere meglio la funzione di quest’area cerebrale, i ricercatori hanno studiato l’attività di un sottogruppo di neuroni che vi risiedono e che comunicano tramite un neurotrasmettitore chiamato somatostatina. Questi neuroni ‘pilota-appetito’, attivati dal digiuno e dall’ormone della fame ‘grelina’, aumentano la frequenza con cui i topi si nutrono e il tempo che spendono mangiando. Al contrario, quando vengono inibiti, riducono la fame. La loro totale eliminazione, invece, causa una riduzione del cibo consumato e dell’aumento ponderale.

“Queste scoperte aggiungono un altro elemento nella lista sempre più lunga dei centri del cervello coinvolti nel controllo del comportamento alimentare”, commenta Sabrina Diano, esperta di neuroscienze alla Yale University School of Medicine e all’Università Federico II di Napoli. Se questi primi risultati venissero confermati anche sull’uomo sarebbe un importante passo avanti, visto che “finora gli sforzi fatti per modulare questo comportamento e le sue aberrazioni, ad esempio legate all’obesità o all’anoressia nervosa, si sono dimostrati inutili”.

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