Bullismo e cyberbullismo: colpito il 50% dei ragazzi tra 11 e 17 anni

7 Febbraio, 2020 nessun commento


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Oltre il 50% dei ragazzi 11-17enni è vittima di bullismo; tra quelli che utilizzano quotidianamente il cellulare (85%), il 22% è colpito da episodi di cyberbullismo. Sono i dati provenienti da un’indagine conoscitiva Istat su bullismo e cyberbullismo dello scorso anno. A ricordarne l’importanza nella Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo sono gli esperti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).

“Controllo, educazione e dialogo con i propri figli: il cyberbullismo deve essere prevenuto e affrontato tramite queste tre azioni – afferma il Dott. Luca Bernardo, Responsabile Rapporti con Enti e Istituzioni della SIPPS

Bullismo e cyberbullismo sono fenomeni in costante aumento nel nostro Paese, come nel resto del mondo: basti pensare che secondo l’indagine la percentuale di soggetti che ha subìto prepotenze, una o più volte al mese, diminuisce al crescere dell’età passando dal 22,5% fra gli 11 e i 13 anni al 17,9% fra i 14 e i 17 anni. Quella attuale è, infatti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, ma proprio per questo bisogna porre la massima attenzione soprattutto in età giovanissima, poiché le forme di cyberbullismo rappresentano comportamenti lesivi dell’autostima dei nostri ragazzi, con conseguenze anche gravi sul loro sviluppo psicosociale e comportamentale.

“La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale da sempre condanna ogni forma di bullismo e cyberbullismo, dando il proprio supporto anche metodologico a tutti gli educatori e alle famiglie che si imbattono in questa piaga. I risultati evidenziati dall’ultima indagine Istat in merito – aggiunge il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – dimostrano che più del 50% degli intervistati 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei 12 mesi precedenti l’intervista, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. Questo aiuta noi specialisti e le famiglie tutte ad avere una fotografia chiara e netta di una tragica realtà che, purtroppo, è ancora in espansione e necessita di una lotta congiunta di tutti gli attori coinvolti, istituzioni, famiglie e specialisti sanitari”.

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