Cibo: di tutto un po’

10 dicembre, 2015 nessun commento


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Large group of foodsTutto sta nella quantità. Non esistono cibi buoni e cibi cattivi, solo quantità giuste o sbagliate. Questo il principio chiave su cui si trovano tutti d’accordo gli esperti e rappresentanti di circa tre miliardi di persone di cinque paesi diversi (Stati Uniti, Cina, India, Australia e Italia) riuniti per mettere a confronto le rispettive Linee guida nazionali che ci permettano di raggiungere un’alimentazione sana e in grado di soddisfare i fabbisogni di nutrienti, in occasione del workshop “Alimenti e dieta: innovare la tradizione” che si è svolto nell’ambito del XXXVI Congresso nazionale della SINU (Società italiana di nutrizione umana) a Firenze.

Gli alimenti dolci e lo zucchero, per esempio, sono stati a lungo demonizzati; l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda di limitare il consumo di zucchero a meno del 10% delle calorie totali giornalieri ed auspica di arrivare al 5%. Niente di più sbagliato; secondo Furio Brighenti presidente Sinu si tratta di indicazioni di tipo politico dettate dall’esigenza per l’Oms di dover “gestire” situazioni diverse in diverse aree geografiche. “Pensiamo – prosegue Brighenti – al caso di Città del Messico, una città di 20 milioni di abitanti dove non c’è acqua potabile. Lì il consumo di bevande dolci diventa alternativo all’acqua in bottiglia e, effettivamente, il problema dell’obesità infantile è esploso”. Altro caso emblematico è quello cinese. Stando ai dati sul consumo di zucchero, in Cina l’introduzione di zuccheri aggiunti è davvero al 5%, eppure la Cina sta assistendo ad una crescente diffusione dell’obesità.

Secondo quanto riportato da The Lancet, il 9% di tutti gli obesi è cinese. Come sottolineato anche da Robert Gibson del Dipartimento di Functional Food Science dell’Università di Adelaide, “in assenza di specifiche controindicazioni mediche, è probabilmente controproducente indicare un singolo alimento come cattivo e dare dei divieti molto rigidi su uno specifico alimento perché la prima reazione, soprattutto in certe fasce di età come l’adolescenza, è quella di violare il divieto”. Inoltre, è sbagliato pensare in modo prescrittivo a un singolo alimento “perché il bisogno di nutrienti varia nelle diverse fasi della vita ed è difficile stabilire dei limiti su nutrienti come grassi, zucchero o sale che siano validi in tutte le fasce d’età”. Abbandonare il “riduzionismo” per abbracciare un approccio educativo all’alimentazione equilibrata che tenga conto dei vari cibi che ciascuno di noi assume ogni giorno, ma anche degli stili di vita che conduciamo. Marzia Caposio

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