Cibo spazzatura? I maggiori divoratori sono gli adulti

7 giugno, 2018 nessun commento


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L’orso Yoghi, con le sue scorpacciate golose, è uno di noi: in quattro casi su dieci a consumare merendine sono gli adulti che, sottolinea l’Associazione delle industrie dolciarie italiane (Aidepi), a sorpresa sono i maggiori consumatori – chi per stress chi per ricarica nella vita on the road – di questi prodotti da forno che valgono 1 miliardo di euro di fatturato.

I bambini fino a 10 anni consumano solo il 22% del totale di merendine vendute e i ragazzi da 11 a 14 anni solo il 9%. Gli “habitué” di questi snack preconfezionati sono soprattutto under 35 (il 59%), ma consumano merendine anche i 40-50enni e, un pò meno, gli over 60. Le più amate dagli adulti sono le stesse che mangiavano da piccoli, a confermare un forte legame emozionale verso il prodotto: in testa quella tipo brioche (amata soprattutto dagli under 35) seguita da quella a base di pasta frolla, tipo plumcake e a base di pan di Spagna.   Golosi s’, ma anche attenti alla linea e alla salute.

A consolidare i consumi di snack monoporzione, secondo un ultimo report Aidepi, il contenuto di zuccheri ridotto dall’industria alimentare nell’ultimo decennio del 30%, insieme a una riduzione del 20% dei grassi saturi e del 21% di contenuto calorico. “L’impegno volontario per la riformulazione dei prodotti è andato anche oltre gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato tra Aidepi e il Ministero della Salute nel 2008 – afferma l’industria dolciaria”.

La riformulazione dei prodotti da colazione e break pomeridiano è stata portata avanti anche da Assolatte, altro firmatario del protocollo d’intesa col ministero della Salute per il periodo 2016-2025. “Con la sottoscrizione del Protocollo, le aziende produttrici presenti in Assolatte hanno continuato un percorso intrapreso già da alcuni anni per la riduzione degli zuccheri aggiunti in yogurt e latte fermentato – precisa Adriano Hribal, consigliere delegato di Assolatte – tanto che siamo riusciti a ridurre del 5% gli zuccheri aggiunti in poco più di due anni. Un percorso virtuoso che ha tenuto sempre in considerazione le caratteristiche organolettiche e il gradimento dei prodotti e che in poco piu’ di dieci anni ha permesso una riduzione complessiva degli zuccheri aggiunti negli yogurt e negli altri latti fermentati del 27%. Inoltre, l’attivita’ di riduzione degli zuccheri aggiunti è stata estesa volontariamente anche ad altri prodotti particolarmente amati dai bambini, come i formaggi freschi alla frutta. In questi prodotti la riduzione degli zuccheri dal 2015 ad oggi ha superato il 15%”.

L’ultima edizione di Cibus ha messo in evidenza lo sforzo diffuso nell’industria alimentare italiana dell’innovazione in linea con la crescente domanda di cibo della salute in ogni pasto. Per gli italiani un’alimentazione sana e nutriente è il primo fattore di benessere preso in considerazione, ricorda Kellogg che ha presentato cereali per la prima colazione senza zuccheri aggiunti e bio. Anche Cirio ha presentato a Parma legumi senza sale: il Consorzio cooperativo bolognese, primo a farlo in Italia, proporrà a partire da giugno ceci piccoli, fagioli rossi, piselli (senza zucchero) e lenticchie, tutti ‘no salt’. I Senza Sale di Cirio guardano al cosiddetto mercato dei “prodotti senza”, che sviluppa in Italia un giro d’affari di 2 miliardi di euro, in crescita del 3,6% (fonte Iri, dati 2017). Il mercato dei “prodotti senza sale” vale invece 64 milioni di euro come vendite a valore, con un trend in crescita del +1%.

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