Consumi zuccheri: il 94% degli italiani è sotto la soglia Oms

10 maggio, 2016 nessun commento


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zuccheroSemmai ci fosse un punto di merito per le scelte alimentari abituali degli italiani questo potrebbe essere assegnato ai consumi di zuccheri: l’85% degli uomini e il 76% delle donne ne assume meno della quota limite indicata dalle linee guida e non c’è correlazione tra assunzione di zuccheri totali e i rilievi Istat sul rischio di sovrappeso nella popolazione. Lo rivelano i dati dello studio LIZ (Liquidi e Zuccheri) condotto da Nutrition Foundation of Italy (NFI) in collaborazione con 200 medici della Società italiana di medicina generale (Simg) di 60 province italiane da Nord a Sud. I medici hanno visitato e intervistato 10 assistiti ciascuno, dai 18 anni in su (scelti dagli elenchi Asl secondo un rigoroso protocollo di randomizzazione), ottenendo un campione di 2000 soggetti, rappresentativi della popolazione italiana. Il lavoro, pubblicato online sull’European Journal of Nutrition, mette in luce – riferisce una nota – comportamenti complessivamente virtuosi della popolazione adulta italiana.

L’indagine
In sintesi: “si può calcolare che, in media, la popolazione esaminata non ha ecceduto i livelli di assunzione di zuccheri indicati dai Larn (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana- revisione 2014) e dalle linee-guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) . Vale a dire che, ad esempio, l’85% degli uomini assume meno zuccheri della quota limite indicata dai Livelli raccomandati di assunzione giornaliera di nutrienti (Larn) per un uomo adulto medio con un fabbisogno di 2.590 kcal/giorno e il 76% delle donne assume meno della quota media stimata per una donna con un fabbisogno di 2.200 kcal/giorno; ben il 94% degli uomini e delle donne è poi al di sotto della soglia raccomandata dall’Oms per gli zuccheri aggiunti (il 10% delle calorie totali) ed oltre il 70% resta al disotto della percentuale più restrittiva, oggi proposta dall’Oms stessa, pari al 5% delle calorie totali. La popolazione esaminata consuma frutta regolarmente, anche se in quantità inferiori alle raccomandazioni delle linee guida. Infatti, qualunque sia la quota totale di zuccheri dichiarata, una percentuale variabile dal 53% (nel gruppo con l’apporto di zuccheri più basso) al 35% (nei soggetti con apporto di zuccheri più elevato) deriva dal fruttosio della frutta. In misura minore contribuiscono invece latte e yogurt, i cui consumi sono piuttosto modesti nella popolazione LIZ. Di ogni soggetto incluso nello studio i medici hanno rilevato peso, altezza, Indice di massa corporea (Imc) e misura della circonferenza della vita (girovita). E il dato relativo al Imc conferma come uomini e donne dello studio siano in lieve sovrappeso, in accordo con i rilievi ISTAT.

Commenti degli esperti
Secondo Franca Marangoni, responsabile dei progetti di ricerca NFI, che firma il LIZ come primo autore insieme con Claudio Cricelli, Ovidio Brignoli (Presidente e Vicepresidente SIMG) e con Andrea Poli, presidente NFI, il rigore con cui è stato condotto lo studio ha fatto emergere “il dato forse più interessante di LIZ: l’assenza di correlazione tra assunzione di zuccheri totali e rischio di sovrappeso o di valori elevati di circonferenza addominale nella nostra popolazione”.
“I consumi di zucchero fotografati da LIZ per la popolazione adulta – osserva Andrea Poli – sono mediamente bassi; e questo spiega probabilmente l’assenza di associazione con peso, Imc e girovita, che ci ha un po’ stupito. A questo proposito, è interessante rilevare invece che, anche nei bassi consumatori di zuccheri, è presente un lieve sovrappeso, di cui gli zuccheri non sono evidentemente responsabili. Questi dati suggeriscono l’opportunità di condurre, proprio a partire da un campione così ben caratterizzato, studi prospettici che seguano, nell’arco di più anni, l’evoluzione delle abitudini, dei consumi e della salute. In questo modo sarebbe possibile evidenziare i fattori che, nel tempo, più contribuiscono alla genesi e all’evoluzione di sovrappeso e obesità nella popolazione adulta italiana”.

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