Cracker batte pane: lo smart working rivoluziona i consumi

Condividi:

Lo smart working e lo stress dettato dall’emergenza sanitaria hanno rivoluzionato i consumi del pane. Se nel primo lockdown gli italiani hanno fatto man bassa di lievito e farina per sfornare in casa il comfort food per eccellenza della dieta mediterranea, a dicembre hanno guardato alla praticità del confezionato e scelto sempre più spesso i sostituti dell’arte bianca: grissini, cracker, taralli e barrette.

Allo spuntino, dunque, non si rinuncia neanche nello smart working, ma piace sempre più salato e possibilmente bio e integrale, anche perché, secondo una ricerca dell’Osservatorio Food, a scegliere i sostituivi del pane sono prevalentemente le donne, che nel 26% del campione intervistato li consumano ogni giorno, e sono più attente alle scelte salutiste. Da una recente indagine di Osservatorio Food, in collaborazione con Doxa-Bva, risulta particolarmente ricercato il bakery salato: il 55% del campione intervistato sceglie i sostitutivi del pane per il fuori pasto. Molto apprezzate le proposte innovative soprattutto in chiave healthy, anche se le versioni classiche di cracker, taralli e grissini, comunque hanno mantenuto bene le proprie posizioni. I dati Nielsen rilevano un +7,9% nella vendita di snack salati nella Gdo (distribuzione moderna) da gennaio a novembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Gli snack aumentano la presenza e la vendite nei supermercati dove lo spazio dedicato a cracker, taralli, grissini e simili risulta lungo mediamente 12,00 metri (a fronte degli 8,79 dello scorso anno, nella precedente edizione della survey). Mentre è crisi per i distributori automatici di cibo e bevande, in uffici, scuole, stazioni e luoghi di passaggio, negli ultimi mesi deserti. Per lo spuntino e merenda il 49% del campione intervistato afferma di apprezzare il fatto che i prodotti siano confezionati e quindi comodo il consumo anche fuori casa. Molti, poi, manifestano l’esigenza di fare scorta in dispensa ma praticità e funzionalità determinano la ricerca di una alternativa antispreco rispetto all’acquisto di pane fresco: il 29% sceglie i sostitutivi del pane perché hanno una durata prolungata, e il 21% lo fa perché non ha tempo per recarsi in panetteria. Infine, resta stabile il fattore ‘gusto’: lo sottolinea il 17% degli intervistati, riconoscendo di preferire i sostitutivi al pane stesso “per la loro diversità e varietà di sapori”, dal farro alla quinoa.

Il 24% degli interpellati dall’Osservatorio Food dichiara di decidere il proprio acquisto in base alla valutazione del contenuto nutrizionale in etichetta, il 13% sceglie gli snack bio 2-3 volte alla settimana, il 61% almeno con farine integrali. In conclusione la ricerca attesta che il grande pubblico dei sostitutivi del pane è femminile: il 26% del campione è costituito da donne che consumano snack ogni giorno e non come sostitutivo del pranzo, ma come fuori pasto, contro il 21% degli uomini. Se il pane, insieme a frutta e verdura, è da sempre capofila nella lista dei cibi più sprecati, la propensione crescente per il confezionato a lunga conservazione sembra prefigurare una maggiore consapevolezza del valore del cibo, in linea con i dati in flessione delle eccedenze alimentari finite nella spazzatura evidenziati dall’ottava Giornata di prevenzione delle spreco alimentare, promossa da Campagna Spreco Zero.

di Alessandra Moneti

Articoli correlati

Lascia un commento

*