Dieta dimagrante e salutare: è il “microbioma” che decide

14 settembre, 2015 nessun commento


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shutterstock_299701097Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism, suggerisce come calcolare una dieta “su misura”, sulla base della composizione della flora intestinale individuale (microbioma), per le persone che vogliono perdere peso e ridurre il rischio di malattia.

I ricercatori della Chalmers University of Technology hanno sviluppato una piattaforma di calcolo matematico che permette di prevedere come i diversi pazienti risponderanno ad una dieta modificata, a seconda di come il loro microbioma intestinale è composto.

Il lavoro è stato condotto nell’ambito del progetto finanziato dall’UE Metacardis, coordinato dalla professoressa Karine Clemente presso l’Istituto Cardiometabolism and Nutrition (Ican, Pitié-Salpêtrière Hospital, Inserm/Sorbonne University – Parigi) con la collaborazione di Fredrik Bäckhed della University of Gothenburg (Svezia).

Ci possono essere fino a 1.000 diversi tipi di batteri e altri microrganismi nel sistema digestivo umano, molti dei quali partecipano al metabolismo in un modo o nell’altro. La composizione del microbioma intestinale umano varia notevolmente tra gli individui, per motivi che sono in gran parte sconosciuti. Tuttavia, la ricerca negli ultimi anni ha dimostrato che vi è una connessione tra alcune malattie e la composizione del microbioma intestinale.

Il punto di partenza del nuovo studio è stato la caratterizzazione del microbioma intestinale individuale in un gruppo di pazienti in sovrappeso, che successivamente sono stati sottoposti a una dieta dimagrante. Ebbene, dopo il trattamento dietetico, tutti partecipanti hanno perso peso, ma vi erano differenze tra coloro che avevano una minore “diversità biologica” rispetto a quelli che avevano maggiore “diversità biologica” del microbioma. I primi, in pratica, hanno risposto alla dieta, con la perdita di peso e con un miglioramento (riduzione) di alcuni parametri metabolici indicatori di rischio per la salute (il livello del colesterolo nel sangue). Mentre nei secondi non sono stati osservati gli stessi cambiamenti.

Sulla base di questi risultati è stata elaborata una formula matematica che può esattamente spiegare perché la presenza o l’assenza di alcune specie di microrganismi ha portato a questa risposta individuale.

“Nel breve termine – spiega Jens Nielsen, uno degli autori dello studio – “ questa formula renderà più facile identificare, tra i pazienti sovrappeso, quelli a più alto rischio di malattie cardiometaboliche, che hanno quindi maggiori benefici dalla dieta”. “E presto sarà possibile progettare le diete tenendo conto della composizione del microbioma individuale, come stiamo dimostrando con alcune ricerche in corso”.

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