Dopo Expo cambia l’educazione alimentare a scuola

21 dicembre, 2015 nessun commento


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shutterstock_206084443Grazie a un accordo di convenzione tra il Ministero della Salute – Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a ottobre di quest’anno, fra le attività  del dopo Expo, si è avviato un programma sperimentale di educazione alimentare denominato “Sperimentazione Salute” utilizzando la piattaforma ‘Maestra Natura’, un metodo innovativo per la didattica delle scienze.

Il progetto è stato avviato in 75 classi (25 di IV primaria, 25  di V primaria, 25 di secondaria di primo grado) con l’obiettivo di definire un nuovo standard per l’educazione alimentare. L’intento è quello di aumentare conoscenza e consapevolezza sul cibo, riconoscere l’importanza dell’origine e delle caratteristiche degli alimenti, non in maniera teorica, ma attraverso laboratori ed esperimenti. I ragazzi partecipano attivamente per imparare nuove ricette, improvvisarsi piccoli cuochi a casa con il supporto di mamma e papà e, infine, attraverso un ‘business game’, realizzare il menu della mensa scolastica, tenendo conto di stagionalità dei prodotti, costi e gusti dei compagni.

Insieme ai moduli didattici risorse di supporto per l’esecuzione di laboratori in classe e questionari sui comportamenti alimentari che saranno compilati da alunni e genitori. “Sono già alcuni anni che sperimentiamo il progetto, l’obiettivo questa volta è standardizzare il metodo, raccogliendo e valutando i risultati”, spiega Roberta Masella dell’Istituto Superiore di Sanità. “L’ambiente della scuola è elettivo per questo tipo di intervento – conclude Masella – perché consente di arrivare direttamente ai  bambini che sono il target principale dei programmi di educazione alimentare necessari  a  contrastare sovrappeso e obesità che interessano il 30-40% della popolazione pediatrica e che sono fra i principali fattori di rischio per malattie come  diabete e patologie cardiovascolari. “È fondamentale coinvolgere i genitori- conclude – che sono poi quelli che concretamente cucinano e fanno la spesa”.

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