Focus/ Bebè in acqua. A piccoli passi

13 luglio, 2017 nessun commento


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Sentiamo spesso dire che un neonato ha una capacità innata di stare nell’acqua perché ha passato i nove mesi precedenti avvolto dal liquido amniotico e quindi, quando viene immerso nell’acqua, non beve e riesce a respirare correttamente. È davvero così? “Sì, è vero e lo si può osservare facendo un bagnetto al piccolo – risponde Lina Bollani, membro della Società italiana di neonatologia e neonatologa della Fondazione Ircss Policlinico San Matteo di Pavia – Se proviamo a bagnargli la testa, vediamo che istintivamente chiude gli occhi e non respira mentre ha l’acqua sul viso”. Un bambino di pochi mesi completamente immerso in acqua, poi, tende a non respirare per un meccanismo innato che blocca la glottide quando l’acqua arriva ai recettori attorno a naso e bocca. In questo modo il bambino va in una sorta di apnea che gli permette di non bere . Questa capacità inizia a ridursi dopo il terzo mese e scompare completamente attorno al primo anno d’età.

Mantenere l’acquaticità
“È importante non far perdere al bambino la confidenza con l’acqua – sottolinea la neonatologa – Per questo piccole pratiche come lavargli la testa o immergerlo nella vasca da bagno lo aiutano a non uscire completamente dall’ambiente acquatico”. Prima di portare il proprio figlio al mare o in piscina, però, è meglio che passi un po’ di tempo: “Dopo il primo anno d’età il bambino può essere accompagnato in spiaggia. Prima sarebbe meglio portarli sono in ambienti protetti perché il rischio è che queste aree si trasformino in un ricettacolo di germi dannosi per bambini molto piccoli”.

A piccoli passi
Alcune strutture propongono corsi per bambini di appena tre mesi: “In questo caso possono essere utili per non far perdere al bambino la facilità con cui sta in acqua”, spiega l’esperta. Gli stimoli che arrivano al piccolo sollecitano poi il suo apparato neuromuscolare e facilitano lo sviluppo psicomotorio: nell’acqua siamo infatti tutti più leggeri e tendiamo a galleggiare. “Fondamentale tuttavia la gradualità dell’esperienza – sottolinea la neonatologa – È impensabile portare il proprio figlio in piscina, anche a corsi specifici, senza averlo mai lasciato giocare nella vasca da bagno. Si devono evitare nel modo più assoluto tutti i traumi”.

Finalmente al mare
Il passaggio successivo è il mare: “Dopo un anno di vita non ci sono controindicazioni particolari, a meno che il piccolo non soffra di malattie cutanee come eczemi o simili. L’acqua salata potrebbe infatti essere una fonte di irritazione”, ricorda Bollani, che sottolinea anche l’importanza del senso del limite: “È fondamentale che l’approccio all’acqua sia vissuto come un gioco, magari alternando un bagnetto in mare con attività sulla spiaggia. Il bambino non dovrebbe stare in acqua per più di mezz’ora di seguito: la sua cute è infatti ancora delicata e non va stressata con immersioni troppo lunghe”.

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