Focus/ Carenza di ferro. Sei segnali per riconoscerla

5 maggio, 2017 nessun commento


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Vi sentite sempre stanche e affaticate senza un motivo apparente? Potreste avere una carenza di ferro legata a un cattivo assorbimento. Un fenomeno tutt’altro che raro, visto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che le persone che ne soffrono siano tra i 600 e i 700 milioni in tutto il mondo. “Il problema può dipendere dall’alimentazione, ma ci sono anche alcune malattie genetiche che ne fanno aumentare la perdita”, chiarisce Sara Farnetti, specialista in medicina interna ed esperta in nutrizione. Se quindi vi riconoscete nei sintomi della carenza di ferro e non notate cambiamenti cambiando abitudini a tavola, rivolgetevi a uno specialista per indagarne insieme le cause. È poi importante verificare che i sintomi non siano concomitanti al ciclo mestruale o a una perdita di sangue dalle feci. Anche in questo caso, le cause del malessere vanno approfondite con il proprio medico.

I sintomi
Ma quali sono i sintomi più frequenti della carenza di ferro, quelli che se notati ci permettono di integrare questo minerale così prezioso per il nostro organismo? Prima di tutto lei, l’onnipresente stanchezza. La fonte di questo malessere può essere molto varia ma chi ha un deficit di assorbimento di ferro può accusarla. Poi c’è la difficoltà a fare sport: “Ce ne accorgiamo perché facciamo più fatica rispetto a un periodo precedente”, spiega Farnetti. Quello che prima facevamo senza problemi, adesso ci pesa. A questo si può sommare una generale sensazione di affaticamento: “La riconosciamo perché il respiro si fa più frequente anche quando non compiamo sforzi”, continua l’esperta. Attenzione poi ai segnali ben visibili che lancia il nostro corpo: fragilità delle unghie e capelli che cadono sono due campanelli d’allarme della carenza di ferro. “Sono sintomi cui non si pensa subito in associazione al deficit di ferro, ma sono piuttosto frequenti”, spiega Farnetti. Infine, il colorito: “Se guardiamo le persone con anemia conclamata, le vediamo piuttosto pallide – ricorda l’esperta – In questo caso, però, si tratta di carenza di emoglobina”. Normalmente, la carenza di ferro si coglie invece guardando i valori di ferritina e sideremia: se sono bassi significa che il nostro organismo ha poche riserve di ferro.

L’aiuto è nel piatto
Per integrare il ferro attraverso l’alimentazione può essere utile “aggiungere vitamina C ai cibi: il limone o il lime assolvono a questo compito – spiega Farnetti – Queste sostanze aumentano infatti l’assorbimento del ferro in forma non emica” , cioè quello contenuto nei cibi diversi dalla carne (che invece contiene ferro emico). Un esempio che funziona è invece il limone su spinaci e peperoni crudi, “magari con l’aggiunta di lenticchie, rucola, radicchio e mandorle”, si sbizzarrisce Farnetti. Oppure ancora “un’insalata di finocchio, arancio e olive con un piatto di legumi da mangiare a parte”. Anche la vitamina C, infatti, aumenta l’assorbimento del ferro non emico.

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