Gotta: in 10 anni quasi il doppio dei casi

15 giugno, 2015 nessun commento


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shutterstock_232806628Non è più solo la malattia dei Re. La gotta, malattia infiammatoria metabolica che dura tutta la vita, causata dall’accumulo di cristalli di acido urico, colpisce l’1-2% degli adulti nei Paesi occidentali. In Italia ne soffrono 500 mila persone, ma 5 milioni sono a rischio di svilupparla perché presentano elevati livelli di acido urico nel sangue. A segnalarlo Walter Grassi, direttore della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, al Congresso della Lega Europea contro le Malattie Reumatiche a Roma.

L’incidenza della gotta è quasi raddoppiata negli ultimi decenni a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento dei casi di sindrome metabolica e dei cambiamenti nella dieta. ”È una malattia del benessere – spiega Grassi – dove incide anche l’alimentazione. La crescita dei casi si è avuta soprattutto negli uomini dopo i 40 anni e nelle donne dopo la menopausa”. I farmaci usati per l’ipertensione, infatti, come i diuretici, ”eliminano acqua e sodio, ma trattengono gli acidi urici, responsabili della gotta – continua – Inoltre i medici sono diventati più bravi a diagnosticarla”.

La gotta si manifesta partendo dagli arti inferiori, con un dolore molto forte e, se non curata subito, può diventare cronica. ”È una malattia curabile – prosegue Grassi – ma va subito fermato l’attacco acuto con i farmaci adeguati, che devono far abbassare il livello di acido urico nel sangue. Anche dopo questa fase però è importante continuare sempre con la terapia, altrimenti si rischia la ricomparsa”. In tema di farmaci al congresso è stato presentato lo studio Crystal su un farmaco innovativo, una combinazione di lesinurad-febuxostat, che permette di abbassare in più di 3 casi su 4 i livelli di acido urico nei pazienti nelle forme più gravi di gotta. ”A differenza dei farmaci finora usati – conclude Grassi – che tendono a inibire la produzione di acido urico, questo aumenta la sua eliminazione per le vie urinarie ed è ben tollerato dall’organismo”

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