Gravidanza e depressione: un intervento multidisciplinare alternativo

19 dicembre, 2016 nessun commento


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Quando uno o entrambi i partner di una coppia in attesa di un figlio presentano disturbi ansioso-depressivi, già durante la gravidanza, è necessario intervenire prima possibile, sia sulla gestante che sulla coppia, con un intervento mirato di tipo multidisciplinare. Si otterrebbe così una riduzione delle complicanze di partoriente e bebè, un’attenuazione dei disturbi psichici (da depressione a insonnia a disturbi comportamentali e ansia) materni e attenuazione del disagio di coppia, una significativa riduzione delle difficoltà nella relazione madre-bambino.

Quale intervento
L’intervento, messo in atto presso la UOC di Psichiatria della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, prevede sia l’uso della ‘terapia della parola’ sia di integratori, sostanze naturali con effetti positivi sulla psiche, sia nei casi più gravi di farmaci ad hoc. In proposito nel corso del III Congresso nazionale della Società italiana di psicotraumatologia e gestione dello stress, Lucio Rinaldi, responsabile del servizio day-hospital di psichiatria, ha presentato i risultati preliminari del progetto multidisciplinare “Sostegno alla perinatalità” volto a indagare l’effetto traumatico della depressione perinatale di madre e padre sul bambino e le possibili strategie terapeutiche e preventive

Un’alternativa agli psicofarmaci
Il progetto coinvolge coppie in attesa in cui uno o entrambi i partner manifestano disagio psichico o disturbi depressivi. Si tratta sia di vere e proprie forme di depressione, seguite con interventi di psicoterapia e farmaci; sia di forme subcliniche (la maggioranza dei casi – 73%), trattate invece con interventi psicoterapeutici di sostegno, counselling, nutraceutici, ovvero sostanze come melatonina e S-adenosilmetionina, integratori naturali usati per migliorare il tono dell’umore. “La nostra volontà – sottolinea Rinaldi – è individuare, laddove possibile, strade terapeutiche alternative agli psicofarmaci, in modo da limitare i potenziali rischi per il nascituro”.

Lo scopo ultimo, conclude, è prevenire esperienze traumatiche per il bambino, che possono avere un profondo impatto a lungo termine proprio sul nascituro, aiutando la coppia a gestire il proprio disagio psichico e a creare una relazione armonica col bebè.

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