Gravidanza: ecco come scegliere dove partorire in sicurezza

19 gennaio, 2016 nessun commento


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shutterstock_200196131Uno dei momenti più delicati della gravidanza, il parto, implica una serie d’incertezze e di problemi, specie per la futura mamma, non sempre facili da affrontare come, per esempio, come orientarsi nella scelta della struttura in cui è meglio partorire. La percentuale di cesarei, il numero di parti effettuati, le disponibilità dell’anestesia epidurale, l’opportunità di lasciare mamma e figlio nella stessa stanza subito dopo la nascita e le modalità e i tempi di un adeguato attaccamento al seno, sono solo alcuni dei parametri da tenere in considerazione, ma ve ne sono altri ugualmente importanti.

Come mostrano i recenti episodi di cronaca, “la nascita contiene in sé un elemento di rischio imponderabile, ma ci sono informazioni che le donne hanno diritto di conoscere per poter scegliere al meglio”. Lo spiega Maria Vicario, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ostetriche, che aggiunge che “nei punti nascita si possono trovare situazioni molto diverse”. Per questo “è bene leggere la carta dei servizi del percorso nascita che dovrebbe riportare tutte le informazioni relative alle offerte assistenziali”.

Ecco 10 regole utili per scegliere una struttura sanitaria dove partorire in sicurezza.

1. Tra gli elementi da tenere in considerazione, in primis, il numero di parti effettuati dalla struttura: “evitare quelle dove ne avvengono meno di 500 l’anno, più rischiose perché meno in grado di fronteggiare eventuali emergenze e non in grado di fornire assistenza ginecologica, ostetrica e neonatologica per 24 ore”.

2. Per una gravidanza plurima o con complicanze come diabete, eccessivo aumento di peso o pressione troppo alta, cercare un punto nascita di livello due (che accoglie gravidanze da 34 a 37 settimane) o tre (con gravidanze sotto le 34), che assicurano, rispettivamente, cure subintensive o terapia intensiva neonatale.

3. Verificare la percentuale di parti cesarei praticati nelle varie strutture “che in Italia varia molto da regione a regione o all’interno della stessa regione e dipende molto dagli operatori”, ricordando che, “se un abuso del servizio può essere rischioso”. Inoltre, se si ha già avuto un primo parto cesareo, occorre “informarsi sulla possibilità del parto vaginale dopo il cesareo”.

4. Se si è intenzionate a fare la parto-analgesia, controllare sulla Carta dei Servizi che il punto nascita l’assicuri 24 ore su 24.

5. Informarsi se è consentito di avere il padre del piccolo vicino durante il travaglio, il parto e nelle due ore successive.

6. Importante poi la possibilità di scegliere la posizione durante il travaglio “per cercare di contenere il dolore”.

7. Frequentare il corso di accompagnamento alla nascita organizzato dall’ospedale, “un modo per acquisire competenze e conoscere operatori e strutture”.

8. Assicurarsi che sia garantita, come dovrebbe essere per legge, la possibilità di donare le cellule del cordone ombelicale, “che viene prelevato in tutta sicurezza per mamma e figlio non prima di 60 secondi dopo la nascita”.

9. Attenzione anche al post-partum: controllare se il rooming in, cioè l’affidamento del neonato alle cure della madre sin dalle prime ore di vita, è di 24 ore o solo diurno, “valutando che si può essere molto stanche e doloranti dopo un parto”.

10. Controllare che sia promosso attivamente l’adeguato attaccamento al seno subito dopo la nascita e il bonding, “ovvero la possibilità, dopo il parto, di trascorrere alcune ore insieme al padre e al figlio per facilitare la genitorialità”.

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