Impazza ‘dieta-mania’: promesse diete e fitness in rete minacciano sicurezza informatica

25 maggio, 2016 nessun commento


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dieta onlineSeppure interrotte da sbalzi di clima con piogge e grandine, come del resto si conviene alla primavera, finalmente arrivano le prime giornate soleggiate. Per molti italiani è questo il momento della famigerata “prova costume”. Insomma, la “dieta-mania” impazza. Un numero crescente di utenti della rete si affretta così a cliccare su messaggi pubblicitari e link che sponsorizzano rimedi “miracolosi” per perdere peso, noncuranti della propria sicurezza informatica, oltre che sanitaria. Questo è il quadro che emerge da una ricerca commissionata da Intel Security secondo la quale oltre la metà degli italiani clicca su promozioni e pop up riguardanti diete e fitness senza preoccuparsi del loro livello di sicurezza informatica.

L’indagine
Condotta da MSI International nel mese di aprile su 15 mila persone nel mondo, di cui mille in Italia, di età compresa tra i 21 e i 54 anni, la ricerca evidenzia che il 64% degli intervistati italiani ha cliccato su un link promozionale che offre un programma di dieta senza preoccuparsi della sua sicurezza. I meno cauti sono i più giovani, tra i 21 e i 30 anni, che hanno cliccato su questi pop up per il 76%. Più della metà degli interpellati (56%) farebbe clic su un link promozionale di un programma di ‘remise en forme’ prima dell’estate, mentre il 31% si dice più propenso a cliccare su un link promozionale o un articolo che offre suggerimenti dietetici se compare la testimonianza di un vip. Il 20% ha acquistato un servizio o un prodotto da un link promozionale ignorando se il sito fosse sicuro e quasi la metà degli intervistati farebbe clic su un link promozionale per i programmi di dieta in risposta a una ricerca su Google (45%), mentre il 38% selezionerebbe un link presente su Facebook, su un sito web (34%) o su un blog (18%). La ricerca rileva anche un’alta propensione a condividere dati con siti che promettono il peso forma: il 59% è disposto a condividere l’indirizzo email, il 42% il nome completo e il 44% l’età. Tuttavia il 45% ammette che non saprebbe come controllare l’attendibilità di un sito prima di fornire dati di pagamento o informazioni personali.

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