Intolleranze alimentari: troppi “fake test”

8 maggio, 2017 nessun commento


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In tema di allergie e intolleranze alimentari sono troppi i test ‘farlocchi’ che millantano la risoluzione di ogni problema. Per questo il proliferare di test privi di fondamento scientifico, come il Dria, quello di neutralizzazione, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l’analisi del capello, l’iridologia, ha spinto la Società italiana immunologia e allergologia pediatrica (Siaip) a produrre un documento in cui si fa chiarezza sulle diagnosi di intolleranza e allergia alimentare. Se ne è parlato anche al Congresso della Siaip a Firenze.

“Allergie e intolleranze alimentari sembrano essere diventate frequentissime negli ultimi anni, ma nella maggioranza dei casi il fenomeno è legato a  diagnosi non corrette“, ha sottolineato Mauro Calvani, coordinatore della Commissione Allergia Alimentare della Società. “I veri allergici tra i bambini non superano il 5-10%”, ha spiegato. Alla diagnosi si può arrivare, è stato chiarito, solo dopo un corretto iter diagnostico che prevede, tra gli altri, l’eliminazione temporanea e la reintroduzione dell’alimento sospettato e l’utilizzo di test ben standardizzati e di basso costo. Ad esempio gli Skin Prick Test, il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti e degli anticorpi per il glutine, il breath test per il lattosio, e se necessario esami più complessi come l’esecuzione di una biopsia intestinale.

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