La carenza di vitamina D è legata a cambiamenti metabolici nei pazienti con lupus

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I pazienti con lupus hanno maggiori probabilità di avere la sindrome metabolica e la resistenza all’insulina – entrambi i fattori legati alle malattie cardiache – se hanno livelli più bassi di vitamina D, secondo quanto ha rivelato un nuovo studio.

I ricercatori ritengono che aumentare i livelli di vitamina D possa migliorare il controllo di questi fattori di rischio cardiovascolare, oltre a migliorare gli esiti a lungo termine per i pazienti con lupus eritematoso sistemico (Les).

Dato che la fotosensibilità è una caratteristica chiave del Les, gli scienziati dicono che una combinazione che preveda di evitare il sole, usare la protezione solare ad alto fattore e vivere nei Paesi più settentrionali possa contribuire a bassi livelli di vitamina D nei pazienti con lupus. I pazienti con una malattia più grave avevano infatti anche livelli più bassi di vitamina D.

Gli esperti hanno studiato i livelli di vitamina D in 1.163 pazienti affetti da Les in 33 centri di 11 Paesi (Regno Unito, Usa, Canada, Spagna, Paesi Bassi, Svezia, Islanda, Svizzera, Turchia, Corea del Sud e Messico), trovando un legame tra livelli più bassi di vitamina D e sindrome metabolica e resistenza all’insulina in questa popolazione di pazienti. Ulteriori studi potrebbero confermare se il ripristino dei livelli di vitamina D aiuti a ridurre questi fattori di rischio cardiovascolare e a migliorare la qualità della vita dei pazienti con lupus.

I ricercatori hanno inoltre notato che i pazienti con il Les hanno un maggior rischio cardiovascolare, fino a 50 volte quello visto nelle persone senza questa condizione.

I meccanismi alla base dell’associazione tra pressione alta e bassa vitamina D nel lupus non sono chiari, ma i ricercatori ritengono che possano essere legati all’impatto della carenza di vitamina D sul sistema ormonale renina-angiotensina, che regola la pressione sanguigna, l’equilibrio di liquidi ed elettroliti, così come la resistenza vascolare sistemica.

(Rheumatology, 10.1093/rheumatology/keab090)

di Michela Perrone

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