Mappa della flora intestinale rivela abitudini alimentari, “effetto cioccolato” compreso

2 maggio, 2016 nessun commento


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batteriLa flora batterica che alberga nell’intestino umano, ovvero il microbioma, sta ultimamente rivelando aspetti sempre più interessanti che riguardano soprattutto il suo legame con la salute. In particolare, si è visto che il patrimonio batterico intestinale è influenzato dalla dieta quotidiana abituale di ogni persona e, più in generale, anche dal suo stile di vita. Sono molti gli alimenti e le abitudini che, di fatto, possono condizionare l’equilibrio del microambiente intestinale: dal consumo di birra a quello di cioccolato, dall’assunzione di farmaci a quella di fibre. Ebbene, a mappare per la prima volta con un ampio studio, ben 69 fattori indice del legame tra abitudini quotidiane e flora è stato un team di ricercatori del Flanders Institute for Biotechnology (VIB) Belgio, guidato dal professor Jeroen Raes, che ha analizzato oltre 1.000 campioni di feci fornendo risultati importanti per la futura ricerca sulle malattie.

Risultati sorprendenti
La dieta, come previsto, è risultata un fattore importante, in particolare il consumo di fibre. Il tempo di transito delle feci ha dimostrato infatti essere l’elemento più forte in grado di condizionare la composizione della flora batterica. A pesare sono inoltre il sesso e l’età. Uno dei risultati sorprendenti è stata l’associazione di un particolare gruppo di batteri con una preferenza per il cioccolato fondente, soprannominato dai ricercatori “l’effetto cioccolato belga”. E’ stata trovata inoltre un’associazione con il consumo di birra, così come di farmaci: antibiotici e lassativi, ma anche antifebbrili e ormoni anticoncezionali o per la menopausa. Sorprendentemente, le modalità di nascita o il tipo di allattamento non sembrano invece aver riflesso nella composizione del microbiota da adulti. Nonostante la sua ampiezza, lo studio, pubblicato sula rivista Science, ha consentito solo di spiegare il 7% di variazione della flora, in pratica la punta di un iceberg. Una quantità enorme di lavoro deve ancora essere fatto per delineare la biodiversità dell’intero ecosistema intestinale.

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