Nascere in Italia: permangono rischi

9 dicembre, 2015 nessun commento


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shutterstock_124730695Sono ancora allarmanti, a livello nazionale e regionale, i dati riferiti all’ultimo Congresso nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) per quanto riguarda la sicurezza dei punti di nascita. In Italia ”persistono 111 punti nascita sotto il livello standard minimo di 500 parti l’anno ed è dunque fondamentale garantire la massima sicurezza anche per queste strutture”. Ad affermarlo è il presidente della Sigo, Paolo Scollo, in occasione della presentazione del 91esimo Congresso nazionale della società scientifica.

”C’è un comitato che valuta le eventuali richieste di deroga delle regioni per questi centri, ma la nostra posizione – ha sottolineato Scollo – è che tutti i punti nascita aperti, ma sotto lo standard delle 500 nascite, devono comunque essere messi in sicurezza, sia rispetto ai nuovi nati che in relazione al personale e alle apparecchiature”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, ricordano i ginecologi, nel 2010 si sono registrati nel nostro Paese 503.272 parti di cui 38.692 (7,1%) in reparto materno-infantili che ne svolgono meno di 500 l’anno. L’88,3% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l’11,7% nelle case di cura private e solo lo 0,1% altrove. Il 61,9% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Queste strutture sono 183 e rappresentano il 34,7% dei punti nascita totali.

Grandi sono poi anche le differenze riscontrate a livello regionale. In Valle d’Aosta, Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia oltre il 70% dei parti si svolge in punti nascita di grandi dimensioni (almeno 1000 parti annui). Nelle Regioni del Sud, invece, oltre il 40% dei parti si svolge in punti nascita con meno di 1000 parti annui. In particolare, in Basilicata tale percentuale raggiunge il 67% e il 44% dei parti ha luogo in punti nascita con meno di 800 parti annui.

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