Neonati: sonno sicuro negli sleep saks

30 ottobre, 2018 nessun commento


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(Reuters Health) – Gli sleep saks hanno un elevato profilo di sicurezza e sono utili nella prevenzione della sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). Si tratta di sacchi senza maniche che coprono le spalle del neonato e contengono il resto del corpo, con le braccia all’esterno per impedire che avanzino oltre la testa.

Lo studio
Alessandra Glover Williams, dei Royal United Hospitals di Bath, e la collega Fiona Finlay, hanno preso in considerazione alcuni studi effettuati su neonati austriaci, mongoli, tedeschi e inglesi che hanno esaminato l’impatto degli sleep saks sulla prevenzione del rischio di SIDS o dei suoi fattori di rischio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati da Archives of Disease in Childhood.

Fra gli studi considerati, due hanno analizzato l’effetto di questi sacchi sul rischio di SIDS, e altri due hanno considerato la regolazione della temperatura.

l primo studio, condotto in Olanda nel 1998, ha riscontrato che gli sleep sacks riducono il rischio di SIDS del 65% e che i bambini che li indossavano avevano meno probabilità di girarsi proni o a faccia in giù.

Il secondo studio, svolto in Inghilterra, ha fatto emergere i un primo momento la capacità di questi prodotti di ridurre il rischio di SIDS, ma, dopo aver considerato altri fattori che influivano su questo rischio, concludeva che l’effetto non era statisticamente significativo.

Il terzo studio, austriaco, ha scoperto che i neonati stavano ugualmente caldi quando dormivano negli sleep saks o avvolti nelle coperte. Un aspetto confermato dal quarto studio, che è stato condotto sui bambini della Mongolia.

Il commento
“Gli studi revisionati sono eccellenti, ma il loro numero è limitato e alcuni erano piccoli”, commenta David Schwebel della University of Alabama di Birmingham, non coinvolto nello studio. “La conclusione generale è che esistono evidenze per cui i gli sleep saks sono sicuri quando usati correttamente.Tuttavia, al momento le evidenze sono preliminari, non definitive”.

Fonte: Archives of Disease in Childhood
Tamara Mathias
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Nutri & Previeni)

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