Oms allarme inquinamento : “smog uccide più di alcol e droga”

15 febbraio, 2016 nessun commento


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polmoniSecondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’85% della popolazione mondiale vive in aree troppo inquinate così lo smog diventa uno dei più grandi problemi di salute pubblica nel mondo e uccide più dell’alcol e della droga. Le morti per inquinamento sono, infatti, al quarto posto tra le cause di decesso, precedute solo da pressione alta, fumo e rischi legati all’alimentazione, e precedono quelle per alcol, droga e malattie a trasmissione sessuale.

Situazione ambientale 
Nonostante gli studi indichino chiaramente le responsabilità dello smog nelle malattie e anche i danni economici che, secondo un rapporto dell’ufficio europeo dell’Oms, sono di quasi 1.500 miliardi di euro l’anno nel vecchio continente, tutto il mondo fa fatica a stare sotto il limite di 25 microgrammi per metro cubo fissato come limite dall’Organizzazione stessa. L’85% della popolazione mondiale vive, infatti, in aree che superano questa soglia, soprattutto in Asia. Anche se i livelli di inquinamento dovessero rimanere costanti, i numeri legati a questo problema, avverte l’Oms, sono destinati a peggiorare con l’invecchiamento progressivo della popolazione, perché le persone più anziane sono le più vulnerabili a problemi cardiovascolari, tumori ai polmoni, bronco-pneumopatie e infezioni polmonari, le principali patologie legate allo smog.

I danni
Ma gli effetti di polveri e gas nocivi non si limitano solo agli anziani e anzi iniziano prima ancora della nascita. Secondo un recente studio della Boston University , infatti, vivere vicino a strade trafficate aumenta il rischio di infertilità dell’11%, e addirittura del 21% in caso di seconda gravidanza. L’esposizione allo smog in gravidanza, inoltre, riduce il peso alla nascita dei bebè, mentre nei bambini aumentano allergie, asma e altri problemi respiratori. Oltre agli effetti a breve termine dei picchi di smog, tra l’altro, ci sono anche quelli che si manifestano a distanza di anni. Secondo la rivista Thorax dopo 30 anni dall’esposizione la mortalità aumenta del 2%.

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