Oms: tolleranza zero al fumo passivo

13 gennaio, 2016 nessun commento


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shutterstock_139644488Promosse a pieni voti le leggi anti-fumo, secondo i dati evidenziati in un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha valutato l’impatto di queste politiche in 9 stati europei. Contestate e avversate con durezza alla loro approvazione, in realtà le leggi che hanno mostrato tolleranza zero al fumo sono quelle che si sono rivelate più efficaci. Non solo hanno ridotto l’esposizione al fumo passivo nei luoghi pubblici e di lavoro, le malattie e i costi per il sistema sanitario, ma non hanno neanche danneggiato l’economia e il turismo come paventato.

Il dato di partenza è che non esistono livelli sicuri di esposizione al fumo passivo. Il fumo di ‘seconda mano’ causa ogni anno nel mondo circa 600mila morti premature, di cui il 31% tra bambini e il 64% tra donne, e 19mila nell’Unione Europea. Nella lotta al fumo gli unici provvedimenti efficaci, secondo il rapporto Oms sono quelli a ‘tolleranza zero’, cioè le leggi che vietano completamente il fumo, dette anche ‘smoke-free’. I dati del rapporto (da Albania, Bulgaria, Grecia, Irlanda, Regno Unito, Turchia, Malta, Spagna e Turkmenistan) dimostrano che i cittadini appoggiano queste politiche e che un forte supporto pubblico porta ad una loro applicazione diffusa.

In Turchia, 22 mesi dopo l’introduzione della legge il 92% della popolazione e il 77% dei fumatori era a favore, così come l’83% degli irlandesi e l’84% degli scozzesi. In generale, le politiche e leggi anti-fumo hanno dimostrato di proteggere i lavoratori riducendo l’esposizione al fumo passivo nei luoghi di lavoro e spazi pubblici: in Spagna, dopo l’estensione del divieto di fumo a tutti i bar e ristoranti, si è osservato un crollo del 90% delle concentrazioni di nicotina e altre microparticelle nell’aria e del 97% nei posti di lavoro. Sono inoltre diminuite mortalità e malattie da fumo passivo, già pochi mesi dopo l’implementazione, e in molti casi sono cambiate le abitudini al fumo anche negli spazi privati, con minori consumi e più risparmi per il sistema sanitario (in media i ricoveri per infarti sono calati del 20-40% a seconda del Paese considerato). In Turchia, ad esempio, il 4% dei lavoratori ha smesso di fumare e il 60% ha dichiarato di fumare meno.

Inoltre leggi ‘draconiane’ di questo tipo non hanno portato a perdite economiche, dato che le tasse sul tabacco possono essere mantenute o aumentate, ne hanno scoraggiato il turismo. Secondo uno studio della World Tourism Organization, 4 delle prime 5 mete turistiche del 2012 sono proprio Paesi con le leggi più ampie e dure contro il fumo, cioè Francia, Usa, Cina, Spagna e Italia. Le leggi anti-fumo dunque funzionano, ma è importante, conclude l’Oms, non misurare certi indicatori prematuramente, altrimenti l’impatto risulta inferiore.

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