Per la salute i primi 1.000 giorni di vita sono i più importanti

24 giugno, 2015 nessun commento


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shutterstock_158825798Gli effetti della nutrizione durante la gravidanza, nei primi mesi di vita e nei primi tre anni di vita (i ‘primi 1.000 giorni’) del bambino saranno al centro dell’intervento che il professor Francesco Chiarelli, direttore della Clinica Pediatrica di Chieti, terrà venerdì 26 giugno all’Esposizione Universale (Expo) di Milano durante il congresso “Pianeta Nutrizione”.

“È stato dimostrato – spiega Chiarelli – che l’allattamento esclusivo materno, almeno nei primi sei mesi di vita, ha un ruolo molto rilevante nella prevenzione dell’obesità, del diabete di tipo 2 e delle complicanze cardiovascolari. Lo svezzamento non dovrebbe cominciare prima del quinto mese, perché un divezzamento più precoce è associato con un maggiore rischio di ipertensione e problemi cardiovascolari in età adulta. Di grande rilevanza è anche l’alimentazione nei primi 1.000 giorni di vita (primi 3 anni) per evitare un’acquisizione di peso eccessiva in età precoce (il cosiddetto ‘adiposity rebound’) che, se si verifica prima dei due anni, è associata ad un maggiore rischio di insulino-resistenza e problemi cardiovascolari”.

Chiarelli sottolineerà l’importanza di prevenire sovrappeso e obesità anche nelle età successive, adolescenza compresa. Opportuno prevenire l’assunzione eccessiva di calorie, soprattutto proveniente da cibi quali dolciumi, merendine, salumi e incoraggiare una regolare attività fisica. Con campagne di sensibilizzazione di massa è stato dimostrato (soprattutto in Paesi del Nord Europa e Stati Uniti) che è possibile prevenire obesità e diabete di tipo 2 con positive ripercussioni su qualità e aspettativa di vita dei futuri adulti. Le cosiddette ‘malattie non trasmissibili’ (non-communicable diseases [NCD]), conseguenti all’obesità, specie in età pediatrica, saranno un grande peso sanitario e sociale sulle generazioni successive in termini di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. La prevenzione in età pediatrica è l’unico mezzo per contrastare questa tendenza e prevenire le malattie non trasmissibili nell’età adulta.

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