Più potere alle donne per azzerare la povertà e la fame nel mondo

18 febbraio, 2016 nessun commento


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shutterstock_68377594 “Non riusciremo mai a raggiungere gli obiettivi di azzeramento della povertà e ‘fame zero’ senza potere alle donne. L’Ifad lo ha da tempo riconosciuto”. Queste le parole del presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) Kanayo F. Nwanze, all’apertura dei lavori della 39/ma sessione del Consiglio dei governatori, davanti ai rappresentanti dei 176 Paesi membri dell’Ifad a Roma. “La parità di genere e la politica di responsabilizzazione femminile – ha aggiunto il presidente dell’Ifad – contribuiscono in generale all’eguaglianza e al contempo permettono alle popolazioni rurali di superare la povertà e raggiungere la sicurezza alimentare attraverso mezzi di sussistenza remunerativi, sostenibili e resilienti”.

Le persone che sono resilienti, ha osservato Nwanze, sono quelle che credono nel proprio futuro, che investono su loro stessi e che non hanno bisogno di abbandonare le loro case e famiglie in cerca di lavoro o di sicurezza. “Trasformare le aree rurali e la creazione di questa resistenza – ha detto il presidente Nwanze – è la chiave per raggiungere i nostri obiettivi di lungo termine. L’approccio di Ifad è quello di iniziare con le persone, investire su di loro in modo che possano accrescere il proprio business e migliorare la loro vita puntando sulle proprie gambe. Il nostro successo sul campo – ha detto con orgoglio – parla da sé. Attraverso il finanziamento rurale in Etiopia, le donne locali hanno visto crescere le loro attività in micro-imprese. Il caffè degli agricoltori degli altopiani del Nicaragua ha raggiunto i mercati Usa, in California in particolare; e i giovani in Egitto stanno trasformando il deserto in terreni agricoli redditizi; mentre piccoli agricoltori indiani sono diventati i principali fornitori della catena Tesco nel Regno Unito. Questo è ciò che intendo quando parlo dell’efficacia di ampio respiro delle zone rurali”, ha concluso il presidente dell’Ifad.

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