Tumori: con pandemia calate vaccinazioni contro Hpv

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Il vaccino nonavalente contro il papilloma virus umano (Hpv) può ridurre del 90% l’incidenza dei tumori collegati a questo virus. Ma se già prima della pandemia la copertura vaccinale nazionale era al massimo del 70% nelle femmine e intorno al 60% nei maschi, l’obiettivo del 95%, con il Covid, si fa ancora più lontano. L’allarme arriva dall’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, in occasione dell’Hpv Day internazionale del 4 marzo.

Dai dati del Ministero della Salute emerge infatti che la quasi totalità delle Asl (96,9%) ha assistito ad una diminuzione delle vaccinazioni durante l’emergenza COVID-19, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello nazionale, la sospensione delle attività ha riguardato circa un quarto (28%) dei centri vaccinali.

“Il problema è duplice, perché accanto alla vaccinazione anti-Hpv – sottolinea Eleonora Preti, dell’Unità di Ginecologia Preventiva dello Ieo – hanno subito uno stop anche lo screening con Pap-test e hpv test”. Il confronto fatto dall’Aogoi (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) fra i primi 5 mesi del 2020 e lo stesso periodo del 2019, mostra che sono stati eseguiti 371.273 (55,3%) test di screening in meno rispetto al 2019, e che tutte le regioni a fine di maggio 2020 avevano accumulato ritardi non inferiori al 40%.

Un valore che trasformato in tempo diventa un ritardo medio di 2,8 mesi (con oscillazioni che vanno da 2,1 a 3,2 mesi). Il numero di lesioni iniziali della cervice uterina (CIN2+) non diagnosticate è stimato in 1.676: sono tumori che si presenteranno in stadio avanzato e andranno curati con trattamenti più lunghi e invasivi. “La prevenzione non è un atto differibile o accessorio”, conclude Preti. Il 4 marzo, in occasione della Giornata, lo Ieo ha organizzato un evento in diretta Facebook, durante il quale un gruppo di esperte risponderà alle domande su papilloma virus, vaccini e prevenzione ginecologica.

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