Vecchia terapia contro nuovi “superbatteri”

26 gennaio, 2016 nessun commento


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shutterstock_60284035Torna alla ribalta la terapia fagica, o phage therapy, scoperta 100 anni fa e scomparsa negli anni 1940 dietro la cortina di ferro quando l’Occidente abbracciò gli antibiotici. La terapia fagica, seppure di antica concezione, potrebbe funzionare contro gli ‘invincibili’ superbatteri di oggi, resistenti agli antibiotici e sempre più diffusi anche negli ospedali.

Lo studio
La terapia fagica, sottoposta ora per la prima volta in Occidente a sperimentazione umana presso l’ospedale Queen Elizabeth di Adelaide in Australia, consiste nell’infettare i pazienti con innocui virus detti batteriofagi, predatori naturali dei batteri, per uccidere i germi resistenti agli antibiotici. Gli scienziati sperano che i virus possano curare pazienti infettati da batteri resistenti agli antibiotici, che causano infezioni croniche a orecchie, naso e gola, oltre a condizioni potenzialmente letali come la sepsi. La sperimentazione iniziale, cui collabora il Centre for Infectious Diseases and Microbiology del Westmead Institute, è condotta su nove pazienti con sinusite cronica, usando lavande nasali saturate di fagi che sopprimono lo stafilococco aureo.

Le prospettive
Le case farmaceutiche non investono più in nuovi antibiotici perché è diventata un’impresa rischiosa, dato che i batteri stanno sviluppando resistenza così rapidamente, scrive la biologa molecolare Carola Venturini del Westmead Institute sul sito istituzionale. “Vi è una grande enfasi su terapie alternative come la terapia fagica. Non ha effetti collaterali, i fagi puntano solo sui batteri. Dobbiamo verificare se funziona e se raggiunge i batteri che vogliamo combattere”, aggiunge. Una delle miglior fonti di batteriofagi sono le feci, che i ricercatori ricavano da campioni dei pazienti nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale, per formare una ‘biblioteca’ di fagi. La sperimentazione intende investigare su quale combinazione di fagi debba essere usata per sconfiggere i batteri, invece del metodo tradizionale ma inefficace di somministrate un solo tipo di fagi a cui i batteri potrebbero adattarsi.

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