Bambini e virus Zika: massima attenzione alla vista

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(Reuters Health) – Tra le caratteristiche comuni dell’infezione virale congenita da Zika virus ci sarebbero la cicatrizzazione maculare e la focalizzazione della retina pigmentaria focale. Per questo, uno screening oftalmico sui neonati sospetti potrebbe aiutare a individuare precocemente la malattia. A ipotizzarlo è stata una ricerca guidata da Andrea Zin, dell’Instituto Nacional de Saude da Mulher, da Crianca e do Adolescente Fernandes Figueira-Fundacao Oswaldo Cruz, di Rio de Janeiro, in Brasile. Lo studio è stato pubblicato su JAMA Pediatrics.

La ricerca
Zin e colleghi hanno valutato 112 neonati dati alla luce da donne infettate dal virus Zika durante la gravidanza. Un neonato su sei, il 17,9%, presentava microcefalia, il 27,7%  altre anomalie a livello del sistema nervoso centrale (SNC), mentre il 54,5% non mostrava alterazioni a livello cerebrale. Le anomalie oculari erano presenti nel 70% dei neonati con microcefalia, nel 6,5% di quelli con anomalie a livello del SNC e nel 13,1% di quelli senza anomalie al SNC. Solo sette neonati, il 6,3%, presentavano contemporaneamente, anomalie dell’occhio, microcefalia e altre anomalie del SNC, e artrogriposi, una grave forma di rigidità articolare. Più di un terzo dei neonati controllati nella prima settimana di vita aveva anomalie oculari. Ventiquattro bimbi, il 21,4%, avevano anomalie visive, incluse anomalie al nervo ottico e alla retina. Le anomalie a livello oftalmico non sono progredite nei 12 neonati che sono tornati per il follow-up. E queste alterazioni avrebbero rappresentato la prima manifestazione dell’infezione nel 41,7% dei neonati con infezione confermata. Anche se erano più frequenti quando l’infezione avveniva durante il primo trimestre di gravidanza, le anomalie oculari si manifestavano anche tra le donne infettate più tardi.“Le linee guida per lo screening in Brasile dovrebbero essere riviste, dal momento che consigliano lo screening oculare solo nei neonati che presentano microcefalia”, sottolinea Andrea Zin. Così, secondo la ricercatrice brasiliana, “se una donna incinta ha i sintomi dell’infezione o la conferma da analisi di laboratorio, il nascituro dovrebbe essere sottoposto a un esame oftalmico nelle prime settimane di vita, anche per migliorare precocemente le ridotte capacità di visione”.

Fonte: JAMA Pediatrics

 Will Boggs

(Versione italiana per Quotidiano Sanità/Popular Science)

 

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