Effetto Covid: arretra benessere di donne e giovani. I dati Istat

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“La pandemia si è tradotta per lo più in arretramenti nel benessere della popolazione femminile: ad esempio, nei livelli di benessere mentale e di occupazione, soprattutto per le madri con figli piccoli. Ma sono stati anche i bambini, gli adolescenti e i giovanissimi a pagare un altissimo tributo alla pandemia e alle restrizioni imposte dalle misure di contrasto ai contagi”. Lo afferma il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, nella presentazione del rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes).

“Sono loro a richiedere, oggi e negli anni a venire, la massima attenzione da parte delle politiche, e in tal senso i dati e i corrispondenti indicatori non lasciano dubbi”, secondo Blangiardo. Le condizioni di benessere psicologico dei ragazzi di 14-19 anni, nel 2021, sono infatti peggiorate. Il punteggio di questa fascia di età è sceso a 66,6 su 100 per le ragazze (-4,6 punti rispetto al 2020) e 74,1 per i ragazzi (-2,4 punti rispetto al 2020).

Negli anni di pandemia sono proprio i giovani tra 14 e 19 anni gli unici ad aver conosciuto un “deterioramento significativo della soddisfazione per la vita, con la percentuale di molto soddisfatti che è passata dal 56,9% del 2019 al 52,3% del 2021”.

Già alla vigilia della pandemia, “nel 2019 in Italia il tasso di occupazione dei giovani di 25-34 anni continuava infatti a rimanere il più basso di tutti i paesi europei, con una distanza particolarmente ampia per le ragazze. Con l’arrivo della pandemia, la situazione dei giovani sul mercato del lavoro si è ulteriormente deteriorata, soprattutto per le donne, il cui tasso di occupazione ha subito le perdite maggiori”, osserva Blangiardo.

L’Italia mantiene il “triste primato” in Europa per la numerosità dei giovani tra 15 e 29 anni che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, noti come Neet (Not in Employment, Education or Training) che nel 2021 calano leggermente al 23,1%, ma non tornano al livello pre-pandemia (22,1% nel 2019). Un altro “fattore di criticità” è rappresentato dall’elevato numero di abbandoni precoci: la quota dei giovani 18-24enni che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica nel 2021 è pari in Italia al 12,7%, valore più elevato di quello fissato come limite massimo in sede europea (10%), già raggiunto in media dall’Ue27.

Nonostante le limitazioni alla mobilità imposte durante il primo anno di pandemia, e l’incertezza che ha caratterizzato il 2020, le migrazioni all’estero dei giovani laureati si sono intensificate. Il bilancio delle migrazioni dei cittadini italiani di 25-39 anni con un titolo di studio di livello universitario si chiude con un saldo dei trasferimenti di residenza da e per l’estero di -14.528 unità. In particolare, il Mezzogiorno, soltanto nel corso del 2020, ha perso 21.782 giovani laureati.

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