Allergie cutanee da contatto: quella al nichel affligge le donne

13 ottobre, 2017 nessun commento


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I dati epidemiologici che riguardano le allergie alla pelle parlano chiaro: sono le donne le più colpite e nel 50% dei casi dipende dal nichel, seguito a ruota da altri metalli, da essenze profumate (10-12%), cosmetici (5-8%) e coloranti.

“Tra le allergie da contatto – spiega Susanna Voltolini, Specialista in Medicina del lavoro e Allergologia e immunologia clinica, coordinatrice del progetto ‘Allergicamente’, promosso dalla  Associazione Allergologi Immunologi Territoriali Ospedalieri (AAITO) – l’allergia al nichel è la più diffusa, è in continuo aumento e soprattutto è nella maggioranza dei casi un problema femminile. Secondo le ultime stime infatti in Europa il 20% circa della popolazione è allergica al nichel, mentre in Italia si arriva al 32,1%, con un rapporto tra donne e uomini di 3:1.

Nei bambini la prevalenza è di circa 16%; sebbene l’allergia sia più comune tra gli adolescenti, anche neonati e bambini possono soffrirne. Si può diventare allergici a qualsiasi età, ma più frequentemente accade nella terza decade di vita, e si può continuare ad esserlo per molti anni, o per tutta la vita”.

L’allergia si manifesta in genere come un eczema locale limitato alla pelle nella zona di contatto con gli oggetti contenenti il metallo, come ad esempio i lobi delle orecchie per gli orecchini, il polso per gli orologi, il collo per le collane e l’area sotto l’ombelico per i bottoni dei jeans. Il volto e il cuoio capelluto possono essere colpiti dal contatto con i telefoni cellulari, occhiali in metallo, piercing e fermagli per capelli. In generale il Nichel è presente nel suolo e nell’acqua, ed è assorbito dagli organismi viventi, piante e animali, che sono fonti di cibo per gli esseri umani. Il Nichel è quindi presente nella maggior parte dei componenti di una dieta normale. Per questo motivo il contenuto di Nichel nei prodotti ortofrutticoli (0,5-5 mg / gr) è in media quattro volte superiore a quella di carne, latte, latticini, uova e altri alimenti di origine animale (0,1-5 mg / gr).

La diagnosi
Il gold standard diagnostico che permette di confermare l’ipotesi della visita è il Patch Test. Si tratta di un test non invasivo che prevede l’applicazione di cerotti con gli allergeni sulla pelle del dorso. Le allergie da contatto causa di dermatite non danno sintomi immediati, per questo i cerotti vanno tenuti per 2 giorni. E la lettura della risposta, da parte dello specialista, può essere fatta dopo 3/4 giorni dall’applicazione.

Igiene e bellezza
Per le donne che hanno ricevuto una diagnosi di allergia da contatto, il ricorso a nuovi prodotti di bellezza e igiene personale può nascondere delle brutte sorprese. La raccomandazione degli esperti: leggere sempre con attenzione le etichette, ma nel dubbio provare ad applicare una piccola quantità di prodotto vicino al polso e se dopo 2-3 giorni non compaiono alterazioni, è tutto ok. “In questi casi – spiega Ornella De Pità, Direttrice Struttura Complessa Ospedale Cristo Re di Roma – è proprio il caso di dire che pur non aumentando il numero delle persone allergiche, a crescere sono le sostanze a cui ci si può allergizzare. Sono soprattutto le sostanze che non vengono esattamente valute a creare problemi, e tra questi l’esempio dei profumi è un caso emblematico. Tutti i profumi oggi vengono creati sulla base di un minimo di 30 ingredienti che danno poi il risultato finale. Le persone devono quindi essere ben informate del fatto che oggi per le etichette non vale piu’ la dizione “profumi o essenze”, e quello che deve essere ben visibile e’ l’elenco completo degli ingredienti, per poter verificare che non sia presente una delle 26 sostanze con maggiori potenzialità allergizzanti, identificate dalle normative europee. Inoltre gli esperti ricordano che anche i vestiti possono essere causa di allergia da contatto. Anche qui ecco alcuni consigli pratici, frutto dell’esperienza degli allergologi: evitare capi sintetici, che perdono colore quando si lavano, attenzione soprattutto ai coloranti, o peggio ancora ai residui chimici pericolosi, come metalli pesanti. Lavare i capi anche ad alte temperature non è sufficiente a eliminare eventuali sostanze allergeniche anzi, spesso i detersivi stessi rilasciano additivi, spesso allergizzanti, sul tessuto. Infine per le persone allergiche esistono marchi di abbigliamento anallergico.

 

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