Dieta mediterranea sana e sostenibile: serve incentivo a consumi fuori casa

22 aprile, 2016 nessun commento


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dieta mediterraneaSi parla molto della dieta mediterranea, ma poche persone la praticano nella vita di tutti i giorni; una scarsa aderenza a un regime alimentare considerato universalmente sano che si evidenzia, soprattutto, nei pasti consumati fuori casa. Tra le mura domestiche, infatti, il salutare e variegato regime alimentare – ricco di cereali, frutta e verdura e ‘leggero’ in termini di grassi, consumo di carne e porzioni – sembra ancora rispettato dagli italiani; mentre nella pausa pranzo e nei pasti extradomestici, alle mense come nei pubblici esercizi, prevalgono scelte alimentari sbilanciate. Tutto ciò, appesantisce il conto da pagare, in termini di obesità e sovrappeso, e di impatto su ambiente e costi sanitari.

Esperti a convegno
Questo tema è stato esplorato ieri, con un approccio multidisciplinare, in un incontro promosso dalla Fondazione Barilla center for food and nutrition (Bcfn), un argomento perfettamente calzante con la “Giornata mondiale della Terra” che si celebra oggi. In proposito il viceministro alle Politiche agricole Andrea Olivero ha evidenziato la necessità di un salto di qualità nelle politiche alimentari e della formazione. “Dopo tanti sforzi fatti per l’accessibilità del cibo per tutti e a basso costo, c’è oggi una nuova fase di sviluppo e una nuova ‘felicità del cibo’ che appaga non solo per il gusto, ma quando fa stare bene a tavola in scelte giuste per la nostra salute e per quella del pianeta” ha detto Paolo Barilla, vicepresidente del Bcfn. Tuttavia, “non siamo stati educati – lamenta l’industriale della pasta e del dolciario – a una dieta sostenibile. E su questo tema lungimirante, per il quale si giocherà anche la sfida di sfamare un pianeta abitato nel 2015 da oltre 9 miliardi di persone, serve formazione fin da bambini. Dobbiamo correlarci agli effetti degli squilibri a tavola e Bcfn ha scoperto grandi opportunità di crescita globale nella lotta alla malnutrizione, quella degli eccessi a tavola, della fame nel mondo, delle produzioni di cibo che ‘mangiano’ il pianeta, impoverendo il suolo e l’acqua”.

Lo stile di vita attuale, ha sottolineato l’endocrinologo Gabriele Riccardi, “è ‘obesogeno’: l’emergenza dei tanti in sovrappeso non può però essere riconducibile a scelte individuali. C’è un problema che riguarda la società tutta. L’obesità è una grave epidemia che va sconfitta sul piano epidemiologico”. Per rendere nel concreto la dieta mediterranea una pratica di tutti i giorni, a giudizio dei Riccardi, “serve un Tavolo di concertazione col governo che dovrebbe incentivare l’innovazione del cibo. Ci vuole investimento per creare un nuovo modo di mangiare mediterraneo”.

Ottimista si è dimostrato Timothy Lang, esperto di food policy dell’Università di Londra: “nei movimenti sociali ci sono punti luce verso la democrazia alimentare, lo sviluppo sostenibile è multi-attore”, ha detto il ricercatore inglese. “Dobbiamo essere tutti attori del cambiamento e dell’innovazione”, concorda Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia. “Nel 2050 saranno 8 su 10 quelli che vivranno in città. Affinché la dieta resti Doc va creato – conclude l’esperto di ecologia forestale Riccardo Valentini – un maggior raccordo tra agricoltura di prossimità e le aree urbane. Con incentivi premianti la qualità, un approccio regolativo e più etica”.

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