Ruolo dell’attività fisica nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali

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In una popolazione di pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD) proveniente dall’Italia meridionale è stato registrato un basso tasso di attività fisica. A mostrarlo sono stati Antonietta Gerarda Gravina e colleghi dell’Università della Campania Luigi Vanvitalli, a Napoli, secondo i quali, l’importanza dell’attività fisica dovrebbe essere discussa con il gastroenterologo di riferimento. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul World Journal of Gastroenterology.

Per lo studio sono stati coinvolti 219 pazienti e l’attività fisica è stata espressa in unità di tasso metabolico a riposo (Met) in minuti per settimana, identificando tre tipologie di pazienti: inattivi, che svolgevano meno di 700 Met minuti/settimana, sufficientemente attivi, che svolgevano da 700 a 2500 Met minuti/settimana e pazienti che svolgono attività fisica che migliora la salute, con oltre 2500 Met minuti/settimana di attività.

I pazienti coinvolti hanno mostrato livelli complessivi di attività fisica a settimana di 834,5 Met minuti/settimana, con il 42,9% classificati come inattivi, mentre solo il 4,1% svolgeva attività che migliora la salute. L’attività della IBD, comunque, non differiva tra i pazienti in base ai livelli di attività fisica e i pazienti che svolgevano più esercizio hanno espresso l’importanza di discutere con il proprio gastroenterologo della necessità di dedicarsi all’attività fisica. Alla base dell’inattività, infine, per alcuni pazienti vi era la paura di riacutizzazione della malattia dopo l’esercizio fisico.

 

World J Gastroenterol (2023) – doi: 10.3748/wjg.v29.i41.5668

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