Focus/ Allergie da contatto. Scovale in tre mosse

8 giugno, 2017 nessun commento


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Ci colgono all’improvviso e sono legate ad alcune sostanze che usiamo nella nostra vita quotidiana e che fino a quel momento non ci avevano mai creato problemi; oggetti usati da sempre o quasi che diventano banditi perché scatenano disturbi cutanei. Potrebbe essere un’allergia da contatto: tinture per capelli, bigiotteria, oppure vestiti con coloranti di scarsa qualità. Ma non sempre la causa di questa fastidiosa reazione è un eccessivo risparmio: la parafenilendiamina, per esempio, è un colorante presente nella maggior parte delle tinture scure per capelli e può innescare la reazione allergica.

Riconoscere i primi segnali
“Purtroppo non esiste un modo per prevenire le allergie da contatto – chiarisce Paolo Gisondi, professore associato dell’università di Verona, clinica di dermatologia – Ci sono sostanze che possiamo usare per molto tempo prima che ‘all’improvviso’ scatenino la reazione allergica”. Un anello o un paio di orecchini possono essere indossati per mesi prima di far comparire i segni di irritazione causata dal nichel. Una tintura per capelli può provocare irritazione al cuoio capelluto dopo diversi anni di utilizzo, oppure non farlo mai. È proprio questa variabilità individuale a creare problemi. “Le uniche indicazioni sono usare prodotti di qualità e prestare attenzione ai primi segnali che ci lancia la pelle”, avverte il dermatologo. Come riconoscere se c’è qualcosa che non va sotto i nostri capelli, su una parte di pelle che non vediamo direttamente? “Il prurito è il primo segnale, seguito da una forfora intensa, che significa che quella parte del corpo si sta squamando”, sottolinea l’esperto.

Limitare i danni
Un modo c’è. Senza dubbio la frequenza e la durata con cui entriamo in contatto con certe sostanze. Un’esposizione prolungata rende più probabile l’allergia. Per lo stesso motivo è difficile che sostanze come gli shampoo possano provocare reazioni di questo tipo: “Sono prodotti estremamente controllati, sia quelli da farmacia, sia quelli che si trovano nei supermercati – chiarisce Gisondi – Inoltre, il tempo che passano a contatto con la nostra pelle prima di essere sciacquati via è davvero minimo”. Questo vale indipendentemente dalla presenza o meno di solfati, quelle sostanze presenti in molti prodotti per la cura personale e che nel caso dello shampoo sono responsabili della schiuma.

Trovare i colpevoli
C’è un modo sicuro per capire se soffriamo di allergia da contatto. È un esame che si fa dietro prescrizione medica e si chiama patch test. Per 48 ore si devono tenere sulla schiena alcuni cerotti composti da diverse cellette, ciascuna contenente una piccola quantità di sostanze “sospette” che a contatto con la pelle potrebbero irritarla. I “colpevoli” vengono individuati dopo due giorni e sono quelli che hanno provocato l’arrossamento della schiena o la comparsa di vescicole.

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