Italia: disabilità e disturbi apprendimento ‘esplodono’ tra gli scolari

28 novembre, 2017 nessun commento


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In Italia sono in progressivo aumento i bambini che ricevono una certificazione di disabilità (+39,9% in 10 anni), per una crescita abnorme di diagnosi di disturbi neuropsichiatrici come l’ADHD. In ripida salita anche il numero di bimbi cui viene riconosciuto un disturbo di apprendimento come dislessia e discalculia, nonostante le previsioni mediche per questi disturbi parlino di bassa incidenza (sotto il 3%).

La parola all’esperto
Come spiega il pedagogista  Daniele Novara, autore del libro “Non è colpa dei bambini” (Rizzoli), rilevando che non vi è un corrispettivo aumento di tali disturbi in altri paesi europei e che il rischio è di eccessi diagnostici, legati alla tendenza crescente di scuole e famiglie a scegliere la via dell’analisi della salute neuropsichiatrica del bambino, piuttosto che indagarne la gestione educativa in famiglia e supportare quest’ultima in modo adeguato.

Disturbi come la dislessia, spiega, sono deficit neurofisiologici che al massimo arrivano a colpire l’1,5-3% dei bimbi, mentre i dati scolastici italiani sono 3-4 volte superiori alle previsioni mediche e in aumento; si può arrivare a un 10% di dislessici, ovvero 2 bambini in una classe di 20 alunni. Nell’anno scolastico 2010/11 la percentuale di alunni con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) nelle sue varie forme sul totale della popolazione scolastica italiana di ogni ordine e grado era dell’0,7%.

Gli ultimi dati nazionali relativi all’anno 2014/15 parlano di 186.803 alunni, il 2,1% di tutti gli alunni italiani; nell’anno scolastico 2015-16 l’ufficio scolastico provinciale di Bergamo segnala un aumento del 3,6%. E ancora, secondo l’International Academy for Research in Learning Disabilities, organizzazione internazionale che si occupa di condurre e condividere le ricerche scientifiche sulle difficoltà dell’apprendimento, solo il 2,5% della popolazione scolastica mondiale dovrebbe incontrare problemi nella cognizione numerica, e solo lo 0,5-1% avrebbe la discalculia evolutiva, disturbo dell’apprendimento dovuto a una disfunzione neurologica, che rende incapaci di comprendere e operare con i numeri.

I dati sulle segnalazioni in Italia invece parlano di circa un 20-30% di bambini (in media 5 per classe) con sospetto disturbo, che vengono avviati a un percorso diagnostico.

Allarmanti anche i dati sull’ADHD: solo per il territorio lombardo le richieste di valutazione di bambini e ragazzi per sospetta ADHD sono cresciute del 227% (più che triplicate) in cinque anni; le diagnosi effettive di ADHD sono passate da 1455 nel 2015 a 2351 nel 2017 (+71% in 2 anni).

A tutto ciò corrisponde un aumento abnorme degli insegnanti di sostegno nelle scuole, passati da 65.615 nel 2000-01 a 119.384 nel 2014-15.

Questi numeri indicano che “se non ci fermiamo in tempo il rischio è che la prossima tappa sia la medicalizzazione con psicofarmaci anche per i bambini”, rileva Novara. Prima di avviare un bimbo verso un percorso diagnostico bisognerebbe indagare se vi siano disagi familiari o deficit di gestione educativa del bambino.

Vi sono passi semplici che ogni genitore può fare, conclude Novara, quali limitare al massimo l’uso di tablet, TV, pc nei più piccini, dare loro regolarità nel sonno, evitare eccessi come l’allattamento oltre i 2 anni o che il bimbo dorma nel lettone dopo i 3 anni, dare regole e riferimenti precisi che orientino la crescita del bambino. Infine nelle scuole bisogna tenere conto di tanti fattori che possono influire sullo sviluppo neurocognitivo del bambino, banalmente anche il mese di nascita perché è certo che in una prima elementare un bimbo nato a dicembre avrà più difficoltà di apprendimento, almeno inizialmente, di uno nato a gennaio dello stesso anno.

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