Obesità come una dipendenza da cibo

1 settembre, 2015 nessun commento


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shutterstock_293761379Da un comunicato dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) si evidenzia che un gruppo internazionale di ricercatori ha scoperto che il “desiderio ardente” di cibo attiva diverse reti di neurotrasmissione del cervello, nelle persone di peso normale e negli obesi. Ciò indica che la tendenza a volere cibo potrebbe essere sostenuta da un circuito “strettamente collegato” di segnali nel cervello di pazienti in sovrappeso, diventando così un biomarcatore funzionale del cervello.

L’obesità è uno dei problemi più difficili da affrontare nella società attuale. Curare l’obesità è una priorità di salute pubblica, ma la maggior parte degli sforzi (a parte la chirurgia bariatrica) hanno avuto scarso successo. In parte, perché i meccanismi associati con il desiderio irrefrenabile di mangiare sono poco conosciuti. Recentemente, diversi studi stanno cominciando a suggerire che i meccanismi cerebrali alla base dell’obesità possono essere simili a quelli della tossicodipendenza, e che le metodologie di trattamento dell’obesità potrebbero essere affrontate nello stesso modo delle altre dipendenze da sostanze da abuso, come avviene per l’alcol o nelle tossicodipendenze.

Per verificare questa ipotesi, un gruppo di ricercatori dell’Università di Granada, in Spagna, e della Monash University in Australia, hanno cercato le differenze tra le connessioni funzionali nei sistemi di ricompensa del cervello dei normopeso e degli obesi.

I ricercatori hanno offerto cibo (a buffet) a 39 obesi e 42 soggetti di peso normale. In seguito, i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale cerebrale mentre visualizzavano delle fotografie del cibo per stimolare il “desiderio irrefrenabile” di mangiare (in inglese food craving). Le scansioni funzionali hanno mostrato che il desiderio di cibo era associato con l’attivazione di connessioni neurali diverse, a seconda che il soggetto fosse di peso normale o in sovrappeso.

Così si è evidenziato che negli individui obesi, lo stimolo del desiderio “ardente” di cibo era associato a una più forte attivazione delle connessioni in due aree della corteccia cerebrale implicate nelle abitudini alimentari basate sulla ricompensa e sulla codifica del valore energetico degli alimenti. Tuttavia, con individui di peso normale, il desiderio di cibo è stato associato ad una maggiore connessione tra circuiti cerebrali diversi dai precedenti.

Inoltre, i ricercatori hanno misurato l’Indice di Massa Corporea (BMI) tre mesi dopo e hanno scoperto che l’11% del guadagno di peso, rilevato nei soggetti obesi, si poteva prevedere dalla presenza di una maggiore connettività nelle due aree collegate alla ricompensa e alla elaborazione degli alimenti secondo il contenuto energetico (più calorici – meno calorici) .

Secondo il ricercatore, Oren Contreras-Rodríguez: “C’è una controversia in corso sul fatto l’obesità possa essere definita una” dipendenza da cibo “, ma in realtà vi sono poche sperimentazioni a riprova di questa ipotesi. I risultati della nostra ricerca possono sostenere l’idea che la ricompensa seguente a stimoli alimentari possa, nell’obesità, essere associata a cambiamenti neurali simili a quelli trovati nella tossicodipendenza”.

“Tutto ciò va verificato, per chiarire l’associazione tra comportamento alimentare, desiderio e cambiamenti del cervello. Tuttavia, questi risultati forniscono potenziali biomarcatori cerebrali che possiamo usare per aiutare a gestire l’obesità, ad esempio attraverso terapie farmacologiche e tecniche di stimolazione cerebrale che potrebbero aiutare il controllo dell’assunzione di cibo in situazioni cliniche diverse. ” – ha concluso Contreras-Rodríguez.

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