Reportage/ Cellulite. Non ti temo

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La verità tutta la verità sulla cellulite? La “Pannicolopatia edematofibrosclerotica”, questo il termine tecnico per definirla, è scritta nel corredo genetico delle donne e per alcune a caratteri cubitali. In buona sostanza, si può essere filiformi e dover comunque fare i conti con la pelle a “buccia d’arancia”. Ma non tutto è perduto perché molto si può fare per contrastarla. L’importante è agire prima possibile, nella consapevolezza che la battaglia contro la cellulite non finisce mai. A “illuminarci” sul fastidioso inestetismo e a dettare le coordinate per tenerla sotto controllo sono gli esperti riuniti nel 38° Congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime). La prima evidenza, come ha spiegato Emanuele Bartoletti, Presidente della Sime, è che: “Dalla cellulite non si guarisce, ma la prevenzione resta fondamentale, così come è importante sapere se la donna è un soggetto a rischio in quanto ha una familiarità e perché”.

Tante ipotesi e ancora poche certezze
Altra informazione da tenere ben presente è che sulla materia ci sono ancora molti nodi da sciogliere: nonostante la medicina estetica sia nata sulla cellulite, dopo tanti anni la sua causa ancora non è stata confutata. “Ad oggi gli studi pubblicati sono in numero limitato e arrivano spesso a conclusioni contrastanti – ha detto Domenico Centofanti, Vice presidente della Sime e specialista in Scienza dell’Alimentazione – non si è ancora capaci di mettere fine alle idee diverse che da tempo si trascinano sulla sua natura, sulla sua origine, su una denominazione universalmente riconosciuta e sul suo trattamento. ogni caso il termine generico di cellulite racchiude condizioni diverse che possono derivare dal corredo genetico dell’individuo, da una vera e propria insufficienza venosa e linfatica o da diete troppo drastiche che ‘afflosciano’ i muscoli o da diete comunque squilibrate”.

C’è cellulite e cellulite
Provando a stilare una classificazione della cellulite, si può distinguere tra: un’à localizzata, ossia grasso in eccesso, la Pannicolopatia edematofibrosclerotica, la cellulite vera e propria, appunto e la “falsa cellulite”. “L’adiposità localizzata va trattata solo se in eccesso – ha chiarito Centofanti –  soprattutto va trattata solo quando il peso è ottimale e mai prima di una dieta. La Pannicolopatia edematofibrosclerotica invece deve essere sempre trattata perché la sua caratteristica di cronicità rischia di farla sfociare in una situazione invalidante. È quindi fondamentale agire per evitare che peggiori. La falsa cellulite è invece una condizione in cui un ridotto tono muscolare a livello dei glutei o un eccessivo dimagrimento porta ad uno scivolamento dei tessuti che si ‘addensano’ a livello della parte esterna delle cosce sembrando grasso in eccesso. Va trattata riarmonizzando la muscolatura e ridando tono ai tessuti”. Attenzione però, avverte l’esperto: “Per fare una corretta diagnosi di cellulite bisogna eseguire un accurato check-up medico-estetico, comprendente una serie di valutazioni strumentali (flebologica, ecografica, antropometrica, posturale, cutanea, ematochimica). Solo quando c’è l’indicazione, scattano i trattamenti terapeutici, i quali ovviamente vanno sempre accompagnati da corretti stili di vita, giusta alimentazione e attività fisica”. Ma la parola d’ordine è: prevenzione. “Le persone predisposte devono cercare di attuare stili di vita sani e mettere in atto terapie nella fase iniziale della patologia senza aspettare che diventati conclamata, anche perché è difficile tornare indietro” ha spiegato Nicolò Scuderi dell’Unità operativa di Chirurgia plastica al Policlinico Umberto I, Università di Roma “Sapienza”.

Cibo e ormoni
I suggerimenti sono quindi quelli di seguire “un’alimentazione che favorisca il ricambio dei liquidi, bere molto, evitare il sovraccarico di sale e cercare di mangiare cibi possibilmente non eccessivamente conditi”. Bisogna anche prestare attenzione agli ormoni. “Avere un assetto ormonale equilibrato è importante – ha aggiunto l’esperto – quindi in presenza di irregolarità del ciclo mestruale o di eventuali problemi ginecologici è bene sottoporsi ad una visita ginecologica o endocrinologica, soprattutto prima di assumere una terapia contraccettiva è importante evitare il fai da te e rivolgersi al medico per farsi prescrivere quella più adatta al proprio quadro clinico”.

Trattamenti per “mettere le briglie” alla buccia d’arancia
Altri aiuti per attenuare gli inestetismi sono poi terapie locali, massaggi e massoterapia con attrezzature che possono facilitare il drenaggio del liquido. “Il massaggio per avere efficacia deve essere programmato in cicli di più settimane e ripetuto tre volte alla settimana con una terapia di mantenimento almeno una volta al mese” ha però suggerito l’esperto. Inoltre bisognerebbe ripeterlo almeno un paio di volte l’anno. “Possono dare benefici anche i trattamenti topici del grasso – ha aggiunto – non perché modifichino la cellulite, ma perché riducono l’edema che la rende visibile. L’effetto buccia di arancia è infatti determinato dalle strutture fibrose che collegano la pelle alle fasce muscolari, se lo strato adiposo si ispessisce queste strutture diventano visibili e le irregolarità peggiorano. Al contrario se si riduce lo strato adiposo si migliora il lato estetico”. Sempre sul fronte dei trattamenti si può ricorrere alla cavitazione, una tecnologia che utilizza ultrasuoni focalizzati per sciogliere selettivamente gli adipociti, o alla radiofrequenza trans dermica. Un’altra chance è la mesoterapia che però comporta la somministrazione di farmaci. “Ora abbiamo a disposizione farmaci adipolitici più specifici per il doppio mento – ha concluso – è facile quindi immaginare che a breve arriveranno farmaci anche per aree più vaste”. Infine la liposuzione. È una soluzione alla cellulite? Su questo l’esperto non ha avuto dubbi: “Non è né un trattamento dimagrante né per la cellulite. Può invece risolvere alcune problematiche, come le adiposità localizzate e i cuscinetti antiestetici”.

I Rimedi 

Dieta & attività fisica 
Trattamenti estetici, una dieta equilibrata accompagnata da attività fisica, scelta in modo mirato, possono aiutare a mantenere sotto controllo gli inestetismi. “Le donne affette da cellulite e non in sovrappeso devono svolgere una blanda attività fisica, aerobica perché non si deve arrivare a produrre acido lattico e corpi chetonici” suggerisce Giamaica Conti, del Dipartimento neuroscienze biomedicina e movimento dell’Università di Verona. “Vanno benissimo la camminata di quaranta minuti al giorno, la corsa ad una velocità non maggiore di sei minuti al chilometro”. Ma per l’esperta lo sport più indicato e completo per la cellulite è il nuoto. “Nuotando a stile libero, dorso, delfino – ha spiegato – si porta l’acqua ad esercitare un massaggio vigoroso e costante sulle zone in cui si manifesta più spesso la cellulite, senza notevoli sforzi perché il corpo è rilassato durante il galleggiamento in acqua. Il massaggio esercitato dall’acqua contribuisce a ridurre il senso di accumulo edematoso delle zone affette da cellulite, migliora il microcircolo contribuendo a sfiammare i tessuti”. Inoltre il nuoto è una disciplina sportiva che porta al consumo di almeno 700 calorie per ogni ora di attività fisica. Quindi, conclude l’esperta “è indicato anche nel caso di sovrappeso come coadiuvante di una dieta ipocalorica”.

Ultrasuoni freddi per le più pigre 
Se sport e dieta diventano difficili da praticare si può fare ricorso ai macchinari per attenuare la buccia d’arancia. Il mercato propone per le più pigre molte soluzioni (intradermoterapia con farmaci ad azione antifibrotica, apparecchiature elettromedicali transcutanee, massaggio connettivale, scollamento con aghi di Nokor, vacuum). E ora nel panorama  dei “macchinari” arriva una novità: la lipoemulsione, una tecnica ad ultrasuoni freddi (Cellublunt) che prevede l’utilizzo di una sottilissima sonda che “rompe e riallinea” i tessuti alterati. “Questa tecnica – ha spiegato Stefano Toschi, Chirurgo plastico all’Ospedale dell’Angelo di Mestre – prevede l’utilizzo di una sottilissima sonda che attraverso un’azione a ventaglio della durata di poche decine di secondi determina la rottura delle lacinie fibrose presenti nell’area Pannicolopatia, consentendone in breve tempo il sollevamento ed il riallineamento rispetto ai tessuti circostanti”. E il vantaggio è che può essere eseguita in una sola seduta nell’ambulatorio del medico.

 

di Ester Maragò

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