Tumore ovarico: la psico-oncologia a supporto della patologia

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Psico-oncologia e importanza di intraprendere un percorso di supporto psicologico quando si deve affrontare una patologia come il tumore ovarico. La malattia, i trattamenti, le ricadute, rappresentano un trauma profondo, che cambia la vita dell’individuo e ha un impatto su ogni ambito e su ogni relazione. Per queste ragioni il supporto psicologico è un aspetto fondamentale del percorso di cura.

Sono questi i temi trattati nel secondo incontro di Unica, vivere con il tumore ovarico, dal titolo “Psico-oncologia: sostenere la mente per curare il corpo”. Intervengono Mimma Schena, Paziente e membro del Consiglio direttivo ACTO Puglia; Daniela Barberio, Direttore SSD Psicologia oncologica, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli e Veronica Parolin, Dirigente medico oncologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. La serie di nove incontri è realizzata da Sics editore, con il contributo non condizionante di Clovis Oncology.

“Dal momento della diagnosi, per me è iniziato un percorso di cura fatto di esami, interventi e controlli”, racconta Mimma Schena. “Al policlinico di Bari sono venuta a conoscenza di un’associazione che sostiene e supporta sia le pazienti che i familiari, l’ACTO (Alleanza Contro il Tumore Ovarico). Mi ha stupito scoprire come l’associazione si occupi delle pazienti a 360 gradi: attraverso un progetto chiamato “Rinascita”, mette gratuitamente a disposizione delle figure professionali specializzate, come la psicologa, la nutrizionista, la fisioterapista e l’estetista”.

Tale supporto ha aiutato Mimma a far fronte a una patologia che, come ricorda Daniela Barberio, investe tutte le dimensioni di una persona: il rapporto con il proprio corpo, la sofferenza, il dolore, la morte e condiziona tutte le relazioni. “Molti studi hanno dimostrato che una diagnosi di cancro è spesso associata a disturbi psicologici, come l’ansia e la depressione”, spiega. “Lo psicologo deve prima di tutto individuare il rischio che una paziente corre in termini di disagio psicologico, e poi aiutarla ad attivare la resilienza, la capacità che ognuno di noi ha di far fronte agli ostacoli”.

Essere forti, continua, “non significa non avere momenti di sconforto o cedimenti: accogliere il dolore è il primo passo per affrontarlo e superarlo. Un altro compito dello psicologo consiste proprio nell’aiutare le pazienti a legittimare e prendere consapevolezza del proprio dolore”.

La figura dello psico-oncologo è fondamentale anche da un punto di vista clinico: le pazienti stabili e serene in genere ottengono migliori risultati terapeutici, come osserva Veronica Parolin. “A Verona c’è una struttura di psico-oncologia a disposizione delle pazienti”, dice. “Lo psico-oncologo fa parte del team multidisciplinare che prende in cura la paziente, lavora con tutti, partecipa alle riunioni in cui si discutono i casi clinici, contribuisce a un percorso terapeutico cucito su misura per la paziente. Sappiamo che uno stato psicologico sereno permette una buona aderenza ai trattamenti e la presenza regolare a controlli ed esami”.

“Ho iniziato un percorso di psicoterapia nel momento in cui il mio equilibrio psichico era minato dagli effetti della malattia e delle terapie. Non so come avrei fatto senza questo supporto”, racconta ancora Mimma. “La cosa peggiore è stata affrontare la recidiva a tre anni dalla diagnosi”. La recidiva, conferma Parolin, “è uno dei momenti più duri perché tutti gli sforzi fatti in passato possono sembrare vani”. E aggiunge: “in questi casi, ciò che ripeto sempre alla mie pazienti è che l’obiettivo oggi è di cronicizzare la malattia, e tenerla sotto controllo grazie ai farmaci”.

Pensando a tutto ciò che l’ha aiutata ad affrontare la malattia, Mimma sottolinea l’importanza dell’immagine. “Prendersi cura di se migliora la qualità ella vita, curare la mia immagine per me è stato di grande supporto”. Il tumore ovarico, come il tumore alla mammella e le altre neoplasie ginecologiche, va infatti a colpire l’essenza stessa dell’identità femminile. “Durante e dopo le cure bisogna fare i conti con un’altra immagine di sé allo specchio”, spiega Barberio. “Noi psico-oncologi riteniamo che sia importante incoraggiare le donne in questi momenti a prendersi cura della propria immagine”.

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